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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Salute

Sesso: cos'è la "sindrome del lenzuolo", di cui soffrono 2 uomini su 10

“Stasera non me la sento”: sembra una scusa prettamente femminile, invece

Rinunciano in silenzio, perchè fanno fatica a parlare delle loro difficoltà. La grande importanza che viene attribuita al sesso dai maschi, li porterebbe a non affrontare il problema psico-fisico, che alla lunga si trasforma in evitamento totale.

“Stasera non me la sento”: sembra una scusa per non fare sesso prettamente femminile, invece è quello che succede a due uomini su dieci. I motivi sono problemi fisici o psichici, di cui si tende a non parlare per vergogna. Si chiama 'Sindrome del lenzuolo', riguarda 4 milioni di maschi in Italia, che faticano a rivolgersi ad uno specialista, secondo la Società Italiana di Andrologia, preferendo rinunciare all'attività sessuale.

Molto spesso è un dolore fisico a cui si aggiunge quello psicologico e si genera un circuito vizioso che si autoalimenta e che gli interessati tendono a mascherare.

Di fronte al dolore, quindi, gli uomini sono davvero il sesso debole, incapaci di dirlo e con una forza reattiva inferiore a quella delle donne.

A sollevare per la prima volta il velo in cui è avvolta la sofferenza maschile, sono gli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA) nella terza edizione del Congresso Natura, Ambiente, Alimentazione e Uomo (NAU). Secondo gli specialisti la “sindrome del lenzuolo” colpisce 4 milioni di uomini che, in due casi su 10, rinunciano al sesso per dolore fisico e psichico. L’obiettivo degli andrologi SIA è dunque quello di proporre un cambio di paradigma nella cultura del dolore a cui troppo spesso si dà una valenza esclusivamente femminile. 

“Il dolore causato da un problema andrologico può avere un impatto ingente sul benessere sessuale, individuale e di coppia - spiega Alessandro Palmieri, presidente SIA e docente di Urologia all’università Federico II di Napoli - Proprio per la rilevanza attribuita dai maschi all’attività sessuale, essi tendono a sottacere il dolore che alla fine li porta a evitare il rapporto sessuale vero e proprio, avviando un circolo vizioso dannoso per la coppia e per l’uomo stesso”. 

“Negli ultimi anni la sofferenza maschile è aumentata notevolmente. Il riconoscimento tempestivo di alcuni sintomi permette di trattare patologie quali l’ipogonadismo, la disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce, l’infertilità, le patologie prostatiche su base infiammatoria o infettiva, che non di rado possono essere sottovalutate o addirittura misconosciute”. 

Le prostatiti rappresentano oggi una delle patologie più frequenti, in particolare, la prostatite cronica o sindrome del dolore pelvico cronico interessa il 10-15% della popolazione maschile e può insorgere negli uomini di qualunque età. “Ci sono diversi tipi di trattamento che consentono di gestire questa patologia  - spiega Palmieri - come ad esempio le onde d'urto, ovvero onde acustiche ad alta intensità che si trasmettono attraverso la pelle nell'area interessata dove diminuiscono il dolore e accelerano la guarigione. Il problema, dunque, non è la mancanza di trattamenti, ma la reticenza degli uomini a chiedere aiuto al medico. Molto spesso la diagnosi arriva in ritardo, causando agli uomini più sofferenza, anche psicologica, che può essere invece evitata”.

Un discorso simile vale anche per la disfunzione erettile, che interessa oltre 3 milioni di uomini in Italia e l’eiaculazione precoce  “A scoraggiare gli uomini è ammettere il dolore psichico causato da questi problemi – evidenzia Palmieri -. Il paziente prova imbarazzo anche a parlarne con lo stesso specialista. Si isola nella sua sofferenza e fa gran fatica a chiedere aiuto. Moltissimi pazienti sono giovani – spiega il presidente SIA - ma arrivano a consultare uno specialista solo dopo aver superato i 30 anni. E’ fondamentale una diagnosi tempestiva e precisa per aiutare il paziente nella ricerca della terapia più appropriata”.

La scoperta di nuove cure, infatti, consente allo specialista di prescrivere al paziente terapie personalizzate.

Il problema, dunque, non è la mancanza di trattamenti, ma la reticenza degli uomini a chiedere aiuto al medico. Molto spesso la diagnosi arriva in ritardo, causando agli uomini più sofferenza, anche psicologica, che può essere invece evitata.

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