Madonna del parto, concluso il restauro dell'affresco nel tempio di San Nicolò

Sarà presentato alla cittadinanza sabato 21 dicembre, giorno del Solstizio d'inverno. Appuntamento alle ore 11.30 per ammirare una delle opere d'arte più affascinanti della città

In foto un particolare dell'affresco della Madonna del Parto

Sabato 21 dicembre alle 11,30 sarà restituito ai trevigiani l’importante affresco della seconda metà del XIV sec. “Madonna del Parto con San Tommaso d’Aquino”, che impreziosisce la seconda colonna meridionale della navata del Tempio di San Nicolò a Treviso. E se già è suggestivo che un dipinto che raffigura la Madonna del Parto, una dolce immagine di Maria nel momento dell’attesa, venga svelato proprio a pochi giorni dal Natale, è ancor più particolare l’orario scelto per la semplice cerimonia di presentazione dell’intervento di restauro. Intorno alle ore 12 si ripeterà, infatti, il fenomeno luminoso del solstizio d’inverno (sole permettendo).

Ma andiamo con ordine: l’intervento di restauro è stato commissionato da Rotary Club Treviso e Ateneo di Treviso, affidato alla restauratrice Benedetta Lopez Bani e seguito in ogni fase dal dott. Luca Majoli (Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso) e da don Paolo Barbisan (Direttore Ufficio Beni Culturali della Curia di Treviso). Ha preceduto il restauro uno studio preliminare della superficie da parte della restauratrice per determinare la natura dei degradi che insistono sull’opera e un attento progetto diagnostico realizzato con Roberta Giacometti, chimico per il restauro e la diagnostica, che il Rotary Club Treviso ha finanziato affinché le importanti “letture chimiche” dell’affresco vadano a comporre uno studio globale sui restauri dei degli affreschi di San Nicolò, che desidera continuare a seguire e sostenere. Lo studio approfondito della composizione delle patine superficiali e dei loro spessori ha consentito di formulare la metodologia più mirata per la delicata fase di pulitura che ha rimosso delicatamente le sostanze estranee che offuscavano e appiattivano la cromia e la qualità pittorica della materia originale. Oggetto di studio sono stati anche gli interventi di restauro succedutisi nel tempo e che costituiscono la sua storia, rivelatisi fondamentale per la concreta conoscenza dell’opera (che era stata precedentemente restaurata da Memi Botter nel 1988).

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All’avvio del cantiere, l’affresco appariva poco definito e in alcune zone sensibilmente poco equilibrato e offuscato; in molte aree, i ritocchi si presentavano ormai imbruniti e ossidati rispetto alle tonalità del tessuto pittorico antico. E, come tutte le raffigurazioni della Madonna del Parto, era maggiormente danneggiato proprio in corrispondenza del ventre poiché per secoli le donne incinta l’hanno sfiorarlo con la mano durante le loro preghiere in vista del proprio parto. Inoltre, la patina del tempo, l’umidità, alcune incisioni vandaliche ed iscrizioni eseguite a grafite grassa e sanguigna, si assommavano ad un importante fenomeno di caduta del colore e ad un cattivo stato di conservazione generale. Ma ora la Madonna del Parto e San Tommaso d’Aquino hanno ritrovato molta della bellezza appannata dal tempo e dagli eventi: oltre alla stessa restauratrice Benedetta Lopez Bani, sabato 21 dicembre la sveleranno e la sottolineeranno don Paolo Barbisan, direttore Ufficio Beni Culturali della Curia, don Tiziano Ferronato, parroco di san Nicolò; Marina Grasso e Andrea Bellieni che hanno seguito il progetto di restauro per il Rotary Club Treviso e Riccardo Mazzariol, presidente dell’Ateneo di Treviso. Parteciperà all’appuntamento anche l’assessore alla Cultura del Comune di Treviso Lavinia Colonna Preti. E mentre si potranno ammirare i particolari che il restauro ha restituito, se la giornata sarà soleggiata si potrà ammirare un particolare fenomeno luminoso che si manifesta ogni anno il giorno del solstizio invernale nel Tempio di San Nicolò: il fregio (lato nord) che si trova sopra la navata centrale, così come i santi inscritti in medaglioni, vengono illuminati dai vari raggi di luce che penetrano attraverso le finestrine superiori della navata. È un messaggio spirituale di rinascita lasciatoci dagli abili progettisti medievali che molto ne sapevano di astronomia: dal buio, i santi emergono alla luce. Una nuova vita che congeda l’anno che sta per finire. Per chi potrà assistervi sarà un momento indimenticabile, anche grazie alle spiegazioni fornite da Ferdy Barbon, segretario dell’Ateneo di Treviso, profondo conoscitore del fenomeno.

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