Addio a Darcy Loss Luzzatto, scrittore e massimo esponente del "Taliàn"

Aveva 85 anni, era nato nell'ottobre del 1934 in Brasile ed era stato uno dei massimi autori e difensori del "Taliàn" la lingua degli emigrati veneti in Brasile

In foto Luca Zaia e Darcy Loss Luzzato

«Darcy Loss Luzzatto è stato uno dei principali esponenti di quella cultura veneta che da oggi, senza di lui, è più povera. Nell’usare questi termini non penso solo alla cultura che è espressione della nostra storia all’interno dei confini regionali o delle terre legate storicamente alla Serenissima. Comprendo anche quella esportata dai nostri emigrati, ed in particolare nel Rio Grande do Sul, in Brasile, dove la presenza veneta si identifica con la società intera e, ancor oggi, sono conservate intatte usanze, lingua e tradizioni che erano proprie della nostra gente oltre un secolo fa».

Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ricorda il professor Darcy Ross Luzzatto, scrittore sudamericano in Talian, la lingua chiamata anche “Veneto-Brasiliano”, parlata normalmente nel Rio Grande do Sul, il grande stato dell’ex colonia portoghese ai confini con Argentina e Uruguay, abitato in grande maggioranza da immigrati del Nord Italia e dal Veneto in particolare. Considerato il più grande scrittore in Talian, la produzione di Luzzatto conta decine di opere dei più vari argomenti, tra cui alcuni dizionari, testi storici e di memorie ed anche di gastronomia. «Ho conosciuto Luzzatto qualche anno fa e mi ha fatto dono di alcuni suoi libri – aggiunge il Governatore - Più di ogni altro è riuscito a trasmettere la meraviglia di come la lingua che qui è considerata da tanti un dialetto, nell’800 sia stata trasmessa dai nostri emigranti alla stessa popolazione locale del Rio Grande al punto che oggi è parlata correntemente e usata e da tutti.

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I nomi delle città riograndesi di Nuova Bassano e Nuova Padua – sottolinea Zaia – dicono più di tanti discorsi qual è stato il lavoro dei veneti in quel territorio. Erano gli anni Settanta dell’800 quando arrivarono i primi veneti; con durissimo lavoro, una landa desolata è fiorita, offrendo quella fortuna che a casa era negata. Ma il sostentamento non fu l’unico obbiettivo di quelle persone; il lavoro significò portare cultura e progresso, aiutare chi già vi abitava senza perdere i forti legami con le origini. Il termine Talian, oggi identifica tutti, discendenti sia degli immigrati sia degli indigeni. Luzzatto era figlio di questa realtà che ha saputo così bene rappresentare e descrivere. È stato uno dei maggiori rappresentanti di quel Veneto, formato da tante comunità ancora vitali fuori dai confini nazionali».

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