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Equinozio di Primavera: tempo di nuovi inizi da Villa Tiepolo Passi

Alla nota villa di Carbonera le stagioni sono scandite dal percorso del sole: in pratica, si tratta di un antichissimo orologio solare

A Villa Tiepolo Passi, le stagioni sono scandite dal percorso del sole: allineata con l’alba e il tramonto nei solstizi d’estate e d’inverno, la Villa è in pratica un antichissimo orologio solare. Il 20 marzo, giorno dell’Equinozio di Primavera, anticamente, Venezia festeggiava il suo Capodanno. La Repubblica adottava infatti il calendario Giuliano, quello di Giulio Cesare, fatto di 10 mesi: il settimo era settembre, l’ottavo ottobre, nove novembre, dieci dicembre e poi subito Marzo, il primo mese dell’anno nuovo e l’inizio della stagione agraria. Col Bati Marso, la tradizione vuole che i ragazzini andassero per via battendo i coperchi delle pentole per allontanare l’inverno e svegliare la primavera. Il calendario cambiò, diventando quello attuale, adottato da quasi tutto il mondo, con papa Gregorio XIII, il 4 ottobre 1582 con la bolla papale Inter gravissimas. L’ottobre di quell’anno si trovò ad avere 10 giorni di meno!

A Villa Tiepolo Passi, le stagioni sono scandite dal percorso del sole: gli angoli a nord e a sud sono allineati con l’alba e il tramonto nei solstizi d’estate e d’inverno, mentre i lati est e ovest  incrociano i raggi del sole negli equinozi di primavera e d’autunno. La Villa sorge infatti su un antico Castelliere paleoveneto: un terrapieno quadrangolare sopraelevato sul piano campagna di circa due metri e mezzo, la cui caratteristica “vitale" era quella di essere orientato con il sole. Per questo, Villa Tiepolo Passi è in pratica un antichissimo orologio solare.

Stanno a testimoniarlo i due busti marmorei sul lato est e ovest del selese (la corte nobile antistante la Villa): hanno lo sguardo rivolto al sole mentre nasce e tramonta nei solstizi d’estate e d’inverno, i giorni più lungo e più corto dell’anno, 21 giugno e 21 dicembre. Sono Democrito ed Eraclito, universalmente ricordati come il filosofo che ride e il filosofo che piange. Li scolpì il Bernardi, detto il Torretto, nella cui bottega era apprendista il giovane Antonio Canova. Raccontano una storia: “La nostra vita, la tua vita", ammoniscono, "è legata alla natura del Cielo e della Terra, da loro dipende il nostro carattere, se siamo allegri o se siamo tristi, e da loro, non da noi, dipende il passaggio inesorabile del tempo e delle stagioni, e quando è necessario preparare la terra, seminare, raccogliere …”.  Con l’augurio che questo “nuovo inizio” sia per tutti portatore di gioia, salute e prosperità.

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