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Gli Ex-Otago tornano a casa: un'intervista tra passato, presente e futuro

La band genovese chiude il tour dell'acclamato disco "Marassi" all'Home Rock Bar di Treviso, penultima data di un'indimenticabile serie di concerti. Ecco cosa ci hanno raccontato

TREVISO Musicisti, viaggiatori, sognatori e poeti. Gli Ex-Otago sono uno dei gruppi italiani più apprezzati dell'odierna scena musicale italiana, ma il loro successo non è frutto di una moda del momento, bensì il risultato di anni trascorsi in giro per il Mondo e per l'Italia, suonando le proprie canzoni davanti a un pubblico sempre diverso e variegato. Il 2016 per loro è stato un anno ricco di soddisfazioni grazie all'uscita di "Marassi", il disco che ha consacrato definitivamente la loro musica a livello nazionale. Ne è nato un tour ricco di date che, nella giornata dell'Epifania, porterà gli Ex-Otago ad esibirsi sul palco dell'Home Rock Bar, una location intima e suggestiva, in cui la loro musica potrà trovare senza dubbio tanti nuovi estimatori. A poche ore dalla loro esibizione trevigiana, abbiamo avuto il piacere di chiaccherare con il chitarrista Francesco Bacci, in un viaggio alla scoperta del passato, del futuro e soprattutto del presente di questa band:

1- Dopo essere stati "In capo al Mondo", avete conquistato la scena indipendente italiana con un album molto legato alle vostre origini genovesi. Quali sono stati gli input che vi hanno portato a scrivere un disco come "Marassi"?
Il penultimo album era nato da una suggestione del nostro immaginario. La nostra idea di portare la musica in capo al mondo si è però realizzata solo fino a un certo punto. Nonostante sia stato un viaggio molto importante e pieno di sorprese, quando siamo giunti al termine di una simile esperienza è nata in noi la necessità di ritornare alle nostre origini, ai luoghi che identifichiamo come casa, analizzati però con occhi nuovi, sedendoci su una sedia fuori dall’uscio di casa ad osservare la quotidianità scorrerci davanti. Volevamo raccontare il presente e non c'è nulla di più presente di Marassi. Questo disco nasce dal bisogno di raccontare la nostra città e l’ambiente in cui siamo cresciuti. E’ un disco urbano, che non vogliamo venga etichettato come sperimentale, anche se le sue sonorità elettroniche sono molto legate al presente e alla nostra generazione.

2- "Se i giovani d'oggi valgono poco, gli anziani cosa ci hanno lasciato?" E' la domanda che vi ponete in I giovani d'oggi, il singolo che apre tutti i concerti del vostro ultimo tour e che fotografa in maniera terribilmente realistica la problematica generazionale italiana. Potete raccontarci la genesi di questo brano?
Sì, I giovani d’oggi è una canzone a cui siamo molto legati. E’ un pezzo nato da una nostra riflessione su un problema generazionale tipico dell’Italia. Arrivati a 30 anni ci siamo trovati in una posizione di mezzo che ci consente di avere una doppia visione sulla realtà. Da una parte sono in molti a dirci che siamo ancora giovani e magari inesperti per fare determinate esperienze, in altri casi siamo noi a giudicare gli atteggiamenti di molti ragazzi più piccoli di noi. Alla fine siamo giunti alla conclusione che la critica ai giovani da parte delle generazioni precedenti è un fenomeno ciclico che si ripete da secoli. Sarebbe bello riuscire a cambiare le cose, capendo che per quanto possano prendere decisioni giuste o sbagliate, tutti i giovani andrebbero lasciati in pace e liberi di vivere nel loro tempo.

3- "Marassi" è l'album che segna il vostro ritorno a sonorità elettroniche, tipiche dei vostri primi lavori. Ci sono stati degli artisti di riferimento a cui vi siete ispirati? Se sì, sono gli stessi di quando avete iniziato a suonare?
Sì e Nì direi. Nel senso che i primi amori, anche musicali, rimangono per sempre. Per scrivere “Marassi” però abbiamo ascoltato davvero tanta musica nuova. Oltre ai nostri artisti di riferimento come per esempio Tycho, ci sono stati giorni in cui abbiamo ascoltato tantissima musica italiana, mentre andavamo nel frantoio in cui provavamo le canzoni. Artisti come Battiato e Cosmo sono stati per noi modelli di grande ispirazione. Un esempio di come abbiamo cercato di creare, attraverso la nostra musica, una sintesi tra passato e presente. 

4- Il nome della vostra band si riferisce a una squadra di rugby neozelandese, Marassi invece è il quartiere dove sorge lo stadio di Genova. All'apparenza potrebbe sembrare che lo sport sia una vostra grande passione. E' così o si tratta solo di una semplice coincidenza?
Non penso sia una coincidenza. Abbiamo sempre visto lo sport come una metafora di vita, soprattutto per il gioco. Cerchiamo di non prenderci mai troppo sul serio ed essendo una band amiamo molto gli sport di squadra, come il calcio. Siamo tutti convinti tifosi genoani tranne due di noi che hanno il difetto di essere sampdoriani. Per noi sport significa organizzazione e realizzazione dei propri obbiettivi. Ci piacciono, e forse un po’ ci immedesimiamo, nelle favole sportive in cui gli sfavoriti riescono a balzare agli onori della cronaca per il loro impegno e per la loro voglia di emergere. 

5- Venerdì 6 gennaio salirete sul palco dell'Home Rock Bar di Treviso, nella penultima data di una lunghissima tournèe. Questa serie di live vi ha lasciato qualcosa che non vi aspettavate di trovare quando avete iniziato il tour di "Marassi"?
Quello che più ci ha sorpresi è stato il numero, davvero alto, di persone venute a sentirci. Quando abbiamo iniziato a suonare l’abbiamo fatto con la speranza che più gente possibile venisse ad ascoltare le nostre canzoni dal vivo. Oggi, molti artisti con numeri da capogiro sul Web non hanno molto pubblico ai loro live perché sono riusciti a coinvolgere solo i giovanissimi che spesso non hanno nemmeno la possibilità e i mezzi per raggiungere i locali in cui suonano i loro beniamini. Venendo da molti anni di gavetta, ci siamo accorti che alla fine la gente apprezza sempre di più quello che facciamo e così riusciamo a coinvolgere un pubblico trasversale che speriamo aumenti ancor di più nelle prossime date del 2017. Vogliamo suonare ovunque e farlo senza barriere tra noi e la gente. Vogliamo portare la nostra musica in mezzo al pubblico.

6- Una vostra celebre canzone si intitola: Le cose da fare. Ora che il 2017 è iniziato, quali sono i vostri progetti per il futuro?
Abbiamo tutti piani a medio-breve termine. Tra pochissimi giorni uscirà un nuovo singolo estratto da "Marassi". Da febbraio ad aprile torneremo in tour, cercando di raggiungere il maggior numero di città possibile e, prima dell’estate, speriamo di far uscire un nuovo inedito, accompagnato magari una raccolta di remix tratti da “Marassi”. Sarebbe meraviglioso sentire le nostre canzoni su una spiaggia italiana, non appena tornerà la bella stagione.

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