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Tra passato, presente e futuro: intervista al cantautore trevigiano Giorgio Barbarotta

Dai Quarto Profilo alla Cina, passando per l'amore verso la poesia: il 44enne artista si racconta a margine dell'uscita del suo ultimo lavoro da solista, l'album "L'Arcipelago"

Giorgio Barbarotta

TREVISO A soli 44 anni il cantautore trevigiano Giorgio Barbarotta è considerato già tra i più puri talenti della musica "di Marca" e non solo. Un carriera, la sua, che però nasce molto tempo fa con la storica band dei Quarto Profilo e che è poi sbocciata quando ha voluto traformarsi in 'solista'. Tra viaggi all'estero, importanti collaborazioni nazionali e una passione smisurata per la poesia, ecco la sua 'storia'...

Giorgio, da dicembre è presente negli store digitali il tuo nuovo album “L’Arcipelago”…parlaci un po’ di questo progetto e del perché di questo titolo…

“'L’arcipelago' è un cd che comprende 12 pezzi inediti scritti, composti, arrangiati e interpretati tra marzo 2014 e febbraio 2016. Il titolo è una potente allegoria dei nostri giorni. Individui, civiltà, mondi differenti tesi al necessario confronto tra loro, apparentemente lontani, come isole, ma con un’appartenenza comune, ossia quella condizione umana che spinge per natura verso la conquista di eguali diritti, sicurezza, stabilità, felicità: siamo tutti lambiti dallo stesso mare. Il disco poi, in versione digipack con booklet di 24 pagine, testi e ampia raccolta fotografica, lo si troverà nei numerosi live che farò prossimamente, come domenica 22 gennaio alle ore 18 alla Giraffa di Vittorio Veneto"

Ben dodici quindi le canzoni presenti nel cd, ma ce n’è forse una a cui sei più legato? E se si, per quale motivo?

"Amo e sento allo stesso modo tutti gli episodi dell’album. Ragiono da sempre sulle mie canzoni in modo collettivo, come le tessere di un unico puzzle" 

copertina cd Arcipelago-3

Per te si tratta del 10° album complessivo e il 6° da solista...

"Esatto, 'L’arcipelago' è il sesto lavoro a mio nome in dodici anni e precedentemente ce ne sono stati quattro targati Quarto Profilo, di cui almeno un paio, in realtà, sono più che altro demo. Ma posso annoverare anche compilation, produzioni o collaborazioni con altri artisti"

A proposito, il nome di Giorgio Barbarotta ancora oggi viene spesso legato ai Quarto Profilo, tua band storica. Quale il ricordo più bello di quel periodo?

"C’è un legame profondo con i Quarto Profilo, che peraltro tutt’ora esistono, non solo per l’esperienza vissuta assieme negli anni novanta ma anche per alcuni progetti in comune, tra cui l’inno dell’Imoco Volley Conegliano che gioca in Serie A Femminile. Con quel brano la squadra si è laureata Campione d’Italia e ha vinto la Supercoppa Italiana nel 2016. Inoltre, Andrea De Marchi è batterista della band e anche ingegnere del suono e co-produttore degli ultimi miei due dischi, 'Un fedele ritratto' e 'L’arcipelago'"

Nel 2003, una volta lasciato il gruppo, hai però deciso di intraprendere la carriera da solista e di autoprodurti. Come mai questa scelta “rischiosa”?

"Per decidere e gestire in prima persona tutti gli aspetti del processo creativo e produttivo. Essere autore e frontman significa mettersi in gioco costantemente in prima persona, naturale dunque volersi accollare tutte le responsabilità e assumersi in toto onori e oneri" 

Per gli arrangiamenti dei tuoi album ti affidi però alle stesse persone da sempre…La fiducia e l’amicizia sono elementi fondamentali per la buona riuscita di un brano?

"Fondamentali. La mia proposta artistica nasce da una visione, una scrittura e una poetica personali, ma si concretizza attraverso un lavoro collettivo che non può prescindere dai musicisti che mi circondano: Nicola Accio Ghedin alla batteria, Stefano Andreatta al basso e flauto traverso, ma anche Matteo Dello Jacovo al piano e tastiere, Giulio Moro alla chitarra insieme a Stefano Silenzi e Angelo Michieletto o anche Federica Capra al violino. Ognuno di loro è parte delle mie canzoni e spettacoli. Il mio ruolo poi, oltre a quello di cantautore, è anche quello di regista e direttore artistico"

In questi anni hai inoltre collaborato con artisti del calibro di Carmen Consoli, Paola Turci, Radiofiera e DòStorieski…

"Coi primi due che citi compaio in una compilation di qualche anno fa, 'Voci Per la Libertà', in occasione del 'Premio Amnesty International 201'  assegnato da Amnesty Italia agli autori e interpreti che meglio hanno saputo promulgare attraverso le loro canzoni i diritti umani. In quell’occasione ottenni un riconoscimento per 'Bal Ashram', traccia contenuta nell’album 'In centro al labirinto'. Coi Radiofiera incrocio periodicamente il mio destino da anni, partecipando a rassegne, festival, eventi collettivi: siamo infatti entrambi molto attivi nel trevigiano. Con i DòStorieski c’è un rapporto particolare: ho co-prodotto il loro primo album 'Osteria', partecipato come autore e interprete al cd di Leo Miglioranza “‘Ndemo xente” col mio brano 'Cansòn dei burci' e ho frequentato assieme a Alberto Cendron lo stesso liceo: siamo difatti coetanei e ci conosciamo e stimiamo da sempre"

In ambito professionale hai comunque cantato anche all’estero, come in Austria, Bosnia-Erzegovina e Cina…cosa ti hanno lasciato queste esperienze?

"Un enorme bagaglio di esperienza umana e professionale. Viaggiare è già di suo una botta di vita ricca di stimoli che andrebbe prescritta periodicamente ad ognuno di noi come medicina dell’anima, viaggiare però grazie alla propria musica è un’incommensurabile fonte di gioia e crescita, un valore aggiunto difficile da spiegare fino in fondo"

Nella tua lunga carriera hai vinto anche molti premi…

"Sì, sono stati dei passaggi piacevoli e, in qualche modo, importanti che hanno rinfocolato l’entusiasmo mio e dei miei collaboratori. Ma senza il fuoco dentro della passione per quello che fai, i premi fini a sé stessi contano poco. La chiave per andare avanti in qualsiasi attività è il lavoro costante"

Non solo cantante e produttore infatti, ma artista a tutto tondo. Nel 2007 e nel 2009 hai pubblicato due libri di poesie…

“'Tra le pieghe del giorno' (Vianello Libri) è una raccolta di 105 poesie e 9 racconti, mentre 'Era Venere' (Happy Leader International) è una silloge di versi prevalentemente amorosi. Per un periodo riuscivo anche, parallelamente ai concerti, a tenere dei reading, momenti estremamente intensi e soddisfacenti. Poi però i concerti hanno preso il sopravvento. Mai dire mai comunque per il futuro. Inoltre da parecchi hanno svolgo periodicamente il ruolo di consulente e coordinatore editoriale come libero professionista, avendo dato alle stampe diversi volumi di paesaggistica, arte, fotografia"

Per il futuro cosa ti immagini invece? Qualche progetto nel cassetto?

"Io scrivo continuamente, intendo pensieri e parole senza musica. Potrebbe dunque essere interessante tornare alla pubblicazione di un mio libro, non mi dispiacerebbe affatto"

Un’ultima domanda prima di salutarci: cosa consiglieresti ad un giovane cantautore che volesse intraprendere una carriera in ambito musicale?

"Di creare un rapporto sano, veritiero, credibile con la propria ispirazione e creatività. Di non stancarsi mai di avere le mani in pasta nella materia artistica. Di lasciare perdere i miraggi dell’immagine, della fama e dei facili successi. Di darci dentro col lavoro, giorno per giorno e di garantirsi un’entrata sicura anche con un’altra attività: siamo in Italia, mica nel 'Paese delle Fiabe…'"

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