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Laura Morante torna a Treviso per inaugurare la stagione di prosa del Teatro Comunale

L'appuntamento è per venerdì 3 novembre con la prima rappresentazione di "Locandiera B&B" un divertente e originale adattamento del capolavoro goldoniano. Biglietti già in vendita

TREVISO Venerdì 3 novembre alle ore 20.45, con repliche sabato 4 alle ore 20.45 e domenica 5 alle ore 16.00, al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso si apre la stagione di prosa con un classico goldoniano, "La locandiera", rivisitato e reintitolato con il titolo di "Locandiera B&B" da Edoardo Erba. 

Il ruolo della protagonista sarà interpretato dall'apprezzatissima attrice italiana Laura Morante mentre la regia sarà di Roberto Andò. Humour nero, intrighi, crimini e infatuazioni in un Paese amorale. Saranno queste le caratteristiche salienti che il pubblico di Treviso potrà ammirare sul prestigioso palco del Teatro Comunale di Treviso il prossimo weekend. Regista della messa in scena è Roberto Andò che aveva già diretto la Morante in "The Country" di Martin Crimp. "È drammaturgia contemporanea, ambientata in un B&B della Toscana, nessuno dei personaggi è quello che sembra, e se pure ricorrono gesti e seduzioni rivolte alla padrona dell'antica villa i codici di comportamento sono diversissimi da quelli goldoniani - premette Andò - e io ci sento parentele con Henry James". Il cast è formato da Bruno Armando e Roberto Salemi (i clienti affaristi), Danilo Nigrelli (alter ego del Cavaliere), Eugenia Costantini e Giulia Andò (le "attrici") e infine Vincenzo Ferrara (il contabile).

Laura Morante, che "Locandiera" ha scritto Edoardo Erba, e che donna ne fa lei?
"La produzione, il Nuovo Teatro, aveva chiesto un testo divertente. D'accordo con Erba e con Andò s'è pensato a una figura di ostessa contemporanea immersa in un rebus alla Agatha Christie, in una condizione misteriosa e nera. È venuta fuori una albergatrice subito diversa dal modello del '700 perché all'inizio è insicura, fa gaffe, è dominata da un marito che non si vede mai, ma poi progressivamente acquisterà un piglio da dominatrice, scoprendo in se stessa un potere esercitabile sugli uomini. Mi piace farne un soggetto che sulle prime è inconsapevole e che man mano sta al gioco di trame che non si dicono, ponendosi in sfida con tutti".

C'è qualcosa di autobiografico, in questa crescita di consapevolezza femminile? Lei ha esordito a teatro con Carmelo Bene... 
"Io sono sempre in apprensione, quando devo lavorare in scena, col pubblico davanti. Però il teatro senza rete m'è sempre enormemente servito. Con Carmelo feci il Riccardo III e, solo a Parigi, il "Sade". Poi ho fatto enorme esperienza con Donato Sannini, Victor Cavallo, Daniele Costantini e Carlo Monni, e anche con Vittorio Franceschi, con Benno Besson, con Mario Monicelli, e col TNP in Francia. Ma non ho mai voluto fare tournée, per problemi di sonno, e per i figli. Ora ho superato questi freni. E qui mi calo molto volentieri in un carattere toscano, essendo io toscana. C'è di più: Andò ha avuto l'idea di dare inflessioni toscane alle mie battute, e questo mi mette molto a mio agio".

Ora le sembra d'essere una Mirandolina moderna con molte varianti, o avverte di calarsi in un ruolo strano, oscuro, in una vicenda pensata da Erba così come Fassbinder ha rigenerato totalmente Goldoni in una sua "Bottega del caffè"?
"Credo di essere una nuova creatura, e me ne convinco quando nelle prove della messinscena la regia di Andò m'affida movimenti strani, mi fa volgere il viso in un certo modo, mi guida perché io alzi o abbassi la voce per creare più livelli di lusinga, di insidia involontaria o conscia. Se il copione di Goldoni era proto-femminista, qui prevale un istinto di sopravvivenza nel corso di una notte con cena per ospiti non definiti. C'è volutamente, nella scrittura di Erba, un buco di informazione, una sorta di puzzle che grava sulla locanda, sui convenuti, sulle logiche che li associano, sugli interessi che ci sono dietro. I desideri di possesso degli uomini che si concentrano sulla mia Mira, compreso il rapporto con Riva, il corrispettivo del Cavaliere goldoniano, si manifestano senza mai un'identità che sia esplicita. Prevale sempre qualcosa di losco. Vola una battuta significativa, nel testo: "Non siamo aperti"".

Comunque un intreccio viene man mano a definirsi...
"Nella seconda parte sì, quando la scena, che all'inizio è data da una stanza da pranzo, si converte in un corridoio con varie porte alla Feydeau, dove le cose sono furtive ma anche rivelatorie, con musiche di Iglesias... ".

*** INFO BIGLIETTERIA***
I prezzi dei biglietti andranno da 12 a 32 euro. Potranno essere acquistati al telefono 0422.540480 chiamando dal martedì al venerdì dalle ore 14.30 alle ore 16.30. Di persona dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 14.30;  il sabato dalle 10.00 alle 12.30. E infine anche online sui siti:  www.teatrocomunaletreviso.it oppure www.boxol.it

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