Mercoledì, 19 Maggio 2021
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La leggenda del "Mazariol", il folletto che sconfisse Attila e liberò Opitergium

La storia vuole che questa piccola creatura, stanca degli Unni, abbia scombussolato nella notte il loro accampamento facendoli così fuggire a gambe levate per la paura

C'era una volta, nei boschi più fitti e inaccessibili lungo la Sinistra Piave e nelle vallate più impervie come quella della Val Canzoi, un omino piccolo come un folletto, chiamato "Mazariol". Era una creatura di rosso vestita, come il cappuccio e le scarpette a punta, aveva poi barba e capelli lunghi e ricci ed un viso grinzoso e dispettoso. Il Mazariol all'epoca abitava però anche nelle grotte più buie ed era talmente schivo e silenzioso che si teneva lontano da ogni contatto con l'uomo. Una brutta avventura correva poi colui che inavvertitamente posava il piede dove il folletto aveva lasciato le sue pèche (orme): il malcapitato era costretto infatti, quasi per magia, a seguirle e a perdersi per qualche giorno nei luoghi più remoti tra il trevigiano e il bellunese. Il Mazariol possedeva inoltre straordinarie conoscenze come pastore e come malgaro, tanto che si prendeva cura in completa autonomia delle capre, delle pecore e dei bovini che trovava a pascolare sui monti, nutrendole, portandole a foraggiarsi nei campi e facendole crescere in mezzo alla natura.

La piccola creatura era però anche molto affezionata alle grave del Piave, dove spesso si recava per qualche momento di svago e relax. Amava talmente il suo territorio che che era sempre pronto a difenderlo da coloro che lo mettevano in pericolo, come quando la città di Opitergium (l'attuale Oderzo), venne messa a rischio dall'invasione degli Unni guidati dal valoroso condottiero barbaro Attila, il "flagello di Dio". La leggenda vuole infatti che, durante la prima notte del popolo dell'Est Europa nella Marca, il piccolo Mazariol, infastidito dalla loro presenza, cercò in tutti i modi di mettere a punto tutto ciò di cui era a conoscenza per cercare di allontanarli al più presto dal Quartier del Piave. Per prima cosa attizzò il fuoco dei soldati soffiandoci sopra facendo così incendiare le pelli con cui loro si riscaldavano durante la notte, poi rovesciò tutti i paioli contenenti le minestre dei cuochi del campo e infine tirò la barba di tutti i presenti ungendola per di più con del vischio. Tutto questo però al Mazariol non bastò e pensando e ripensando, decise anche di legare tra loro le code e le crini dei cavalli, aspettando poi nei paraggi il farsi del giorno. 

Fu così che al mattino gli Unni si risvegliarono molto straniti per quanto successo la notte precedente, ma sapevano anche che di li a poco avrebbero dovuto attaccare Opitergium e quindi si misero a cavallo. Purtroppo però, o meglio per fortuna, i soldati di Attila non sapevano che "mai si deve tagliare ciò che il Mazzariol unisce" e quindi, dopo aver liberato i quadrupedi, si ritrovarono con gli animali si al galoppo, ma completamente ad andatura "a zig-zag"! Non riuscendo a spiegarsi l’accaduto, gli Unni scapparono subito lontano a gambe levate, lasciando Attila solo e umiliato. Opitergium, secondo questa leggenda, fu così salvata dal Mazzariol e da allora il folletto è amato e rispettato in tutti i paesi della Sinistra Piave. Si dice poi che nelle notti di luna piena lo si possa ancora vedere a bordo di una zattera lungo il fiume ed egli, a chi gli passa vicino, direbbe: ”Salve, io sono il Mazariol che sconfisse Attila, il flagello di Dio”. Attenzione però a quando passeggiate nei boschi della Marca trevigiane, perchè un saggio detto locale dice: "No cascar entro te le peche del mazarol!".

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