Venerdì, 30 Luglio 2021
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Aiuti ai rifugiati in Bosnia: Ong di Castelfranco ringraziata dalle Nazioni Unite

Protection4kids ha portato in piena emergenza Covid: 9 furgoni, 16 volontari e 4 tonnellate di beni di prima necessità ai campi rifugiati di Sedra e Usivak nei Balcani

La consegna degli aiuti in Bosnia

Nei campi rifugiati in Bosnia Erzegovina e lungo l’intera rotta balcanica, l’emergenza umanitaria che da mesi si consuma sulla pelle di migliaia di uomini, donne e bambini è ai limiti dell’umana immaginazione. Eppure da oggi, l’orrore di cui i ragazzi di Protection4kids sono stati testimoni, è marchiato a fuoco nelle loro menti. 9 furgoni. 16 volontari. 4 tonnellate di beni di prima necessità e soccorso.

Sono questi i numeri della macchina di solidarietà che Protection4kids, organizzazione non governativa di Castelfranco Veneto che si occupa di assistere i minori ed intervenire in casi di gravi violazione di diritti umani, è riuscita a mettere in moto in meno di 2 settimane. Dopo aver organizzato una raccolta di alimenti e vestiti che ha mobilitato decine di centinaia di persone da tutto il Veneto, Protection4kids è partita il 12 febbraio. Con i mezzi carichi da non far passare nemmeno l’aria, si ritrovano alle 5 di mattina in Piazza Giorgione con destinazione i Balcani; direzione? I campi rifugiati di Sedra e Usivak, a Biha? e Had?i?i in Bosnia Erzegovina, realtà in estrema difficoltà ed emergenza umanitaria bisognose di immediato primo soccorso. Da Caorle a Belluno, passando per Piombino Dese, Albignasego e Montebelluna, l’appello di Protection4kids non è rimasto inascoltato. Centinaia di persone si sono mobilitate da ogni parte del territorio, tutte spinte dallo stesso istinto di solidarietà. Protection4kids è partita venerdì alla volta della Bosnia, riuscendo a superare gli ostacoli che solo le autorità di 3 frontiere ed altrettante dogane possono piazzare lungo la strada, a livello logistico ma soprattutto burocratico. Attese su attese, carte su carte, pese su pese ma il viaggio ha uno scopo e negli occhi di tutti c’è la determinazione di portarlo a termine. Nessun timore, nessuna paura, nessun ripensamento. Protection4kids ha una missione e tutte le carte in regola per concluderla con successo.

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Attraversando Slovenia e Croazia per giungere infine in Bosnia Erzegovina, il team di Protection4kids è riuscito a trasportare in territorio extraeuropeo (la Bosnia non fa ancora attualmente parte della comunità UE) l’enorme quantità di 4 tonnellate di beni di prima necessità e soccorso, tra cui cibo in scatola a lunga conservazione, indumenti pesanti e caldi per affrontare l’inverno e beni di natura igienica, come assorbenti, saponi e pannolini. Ogni volontario è riuscito a consegnare personalmente i beni trasportati ai rifugiati dei campi cui Protection4kids ha prestato soccorso, in rispetto delle misure anti Covid. Ma l’irrefrenabile desiderio di intervenire in situazioni di gravi violazioni dei diritti dei rifugiati, ha spinto i ragazzi di Protection4kids a voler fare di più di quello che si erano già coraggiosamente imposti di fare. A bordo dei loro 4x4, i volontari si sono addentrati nelle zone d’entroterra di Biha?, al confine settentrionale bosniaco, in ispezione umanitaria. Sono riusciti a spingersi verso quelle zone poco conosciute, inospitali e disabitate. Quelle dove nessuno arriva senza mezzi capaci di affrontare l’aspra irregolarità delle campagne bosniache. Ed è proprio tra il silenzio delle infinite distese collinari che proveniva il grido di aiuto più assordante. Lo scenario che il team di Protection4kids si è trovato davanti, è tra i più crudi avamposti di criticità che l’umanità possa lontanamente concepire. Le lacrime che scendono sul viso dei volontari congelano dal freddo intenso mentre tra i rifugiati c’è chi gira in ciabatte. Sono -8 gradi e un vento che penetra fino nelle cellule. Si tratta di un “campo” autogestito. Fame, miseria, malattia e degrado accolgono i volontari di Protection4kids che si trovano davanti ad un fabbricato abbandonato nei boschi circostanti Biha?, senza porte o finestre. Hanno enorme bisogno di medici, medicine, cibo e abbigliamento pesante. Loro sono gli invisibili, i rifugiati che cercano di attraversare i boschi del confine croato per cercare asilo in Germania e nei paesi nord Europei; loro sono quelli del “The Game”, così viene definita la rotta balcanica, “il gioco” dove in palio si perde. Si perde la vita. La tragedia umanitaria che sta falciando migliaia di giovani vite lungo la rotta balcanica è uno scenario umanamente inaccettabile. Migliaia di famiglie vivono in situazioni di gravi violazioni di diritti umani, lottando quotidianamente contro la fame ed il gelido freddo dell’est Europa trovandosi in pericolosissime condizioni igienico sanitarie.Si tratta perlopiù di uomini, donne e bambini provenienti per la maggior parte da Afghanistan, Iran, Siria e Pakistan. Le onorificenze non sono tardate ad arrivare, e niente meno che da parte delle Nazioni Unite.

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Protection4kids è stata formalmente e pubblicamente ringraziata dall’Iom, Organizzazione internazionale Onu per i migranti, che li loda per l’efficace missione umanitaria intrapresa in Bosnia Erzegovina. Protection4kids, tornata da qualche giorno in sede a Castelfranco Veneto, sta già lavorando per organizzare una seconda missione umanitaria che li vedrà coinvolti al più presto nelle stesse zone. Protection4kids è un’associazione no profit che si impegna a livello nazionale e internazionale per combattere le violenze di genere e i reati che si perpetuano soprattutto online (revenge porn, victim blaming, rape culture, slut shaming e hate speech), temi su cui verterà l’imminente campagna di sensibilizzazione che lanceranno prossimamente a livello nazionale. Si occupano inoltre di assistere i minori vittime di tratta di esseri umani e di pedopornografia. La priorità di Protection4kids è quella di prevenire tali fenomeni attraverso un uso sapiente delle nuove tecnologie: grazie ad un team di esperti che offrono consulenze professionali altamente qualificate, forniscono assistenza diretta sia online che in loco, cercando di reintegrare le vittime all’interno della società.

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