L'artista trevigiana Sara Zanin espone le sue opere al lido di Ostia

La 27enne originaria di Mareno di Piave è stata selezionata per entrare a far parte dei 40 artisti che esporranno i loro lavori alla collettiva “Cabine d’Artista – Abbi Cura”

In foto: Sara Zanin al lavoro

C’è anche la studentessa trevigiana Sara Zanin tra i quaranta artisti italiani e stranieri protagonisti della collettiva “Cabine d’Artista – Abbi Cura” che si terrà ad Ostia Lido sul lungomare Amerigo Vespucci, presso lo Sporting Beach Art, dal 20 ottobre al 3 novembre 2019.

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Tema fondante dell’esposizione è l’“avere cura” del patrimonio umano, culturale e materiale che siamo e che abbiamo il dovere di trasmettere al futuro. Pittura, disegno, ceramica, video, fotografia e installazioni dialogano nell’orizzonte ideale del mare e dei temi da esso generati, le migrazioni e le civiltà, gli scambi, i naufragi e i salvataggi, ma anche l’inquinamento, l’erosione, i danni e gli oltraggi all’ambiente. L’opera della 27enne di Mareno di Piave, dal titolo “Come Maiali” è un monotipo su zinco composto da tre elementi di 35×50 centimetri ciascuno. La distorsione, una sproporzione proporzionata allo stato d’animo, dove il corpo accusa il colpo rifiutando gli schemi di visione. «Oggi assistiamo ad un vero e proprio eccesso di realtà, una “super-realtà”, intensa e particolarmente coinvolgente – spiega Sara Zanin, laureanda alla Rufa di Roma - Vengono prodotte tre miliardi di immagini al giorno, un numero sconvolgente se si pensa che sono sempre più povere di contenuto e pericolose per la percezione di sé, degli altri, del mondo. Immagini seducenti, non vere, create e diffuse per incrementare il proprio valore sociale perdendo la capacità di distinguere il vero dal falso, il reale dalla finzione e soprattutto perdere la propria individualità (fondamentale per la personalità). La mia opera “Come Maiali” si interroga sul ruolo della tecnologia nella vita moderna e in particolare nella sfera dell’erotismo, l’unica che appare ancora inarrivabile per la tecnologia perché appartiene alla mente umana, perversa e non». Ciascuno degli artisti è invitato ad esporre il proprio lavoro all’interno dello spazio di una cabina dello stabilimento balneare. Ciascuno indipendente, ma allo stesso tempo in comunicazione ravvicinata e solidale con gli altri, creando una comunità produttiva e feconda attraverso le opere in mostra, già realizzate o prodotte site-specific. Una comunità temporanea ma solida, che poggia sull’idea che il processo creativo può e deve essere oggi, in questa epoca in pericolo, partecipe e responsabile, una sorta di appello alla solidarietà e alla sostenibilità, gesto di cura reciproca che rende le opere simboli di sostegno e cooperazione all’interno di un progetto di vita comune, questa volta messo in atto in riva al mare. La forma di piazza della porzione di spiaggia occupata dall’evento si configura come spazio unitario su cui si affacciano i linguaggi plurali degli artisti, area comune di intervento artistico e di riflessione. La scelta è dettata dalla qualità intrinseca della planimetria e dell’aspetto generale dello Sporting Beach, nato alla fine degli anni ‘50 da un progetto in cui si riconosce l’intervento dello studio di Pier Luigi Nervi (1891 - 1979), nome tutelare dell’architettura internazionale.

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