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A Tancredi Artico e Giovanni Ferroni il “Premio Manlio Pastore Stocchi

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

La prima edizione del “Premio Manlio Pastore Stocchi” istituito dalla Fondazione Cassamarca in memoria dell’illustre critico letterario, filologo e accademico (Venezia 1935-Padova 2021), è stato assegnato ex aequo a Tancredi Artico per l’opera Amor di Marfisa (Pacini Fazzi editori, 2021) e a Giovanni Ferroni per Voci metastasiane (Le Lettere, 2022). Una menzione speciale è andata al volume di Ilaria Gallinaro Ad una voce: Dante alla luce di Pia e Piccarda (Leo S. Olschki editore, 2022). Le opere sono state scelte da una Commissione composta da Luigi Garofalo (Presidente Fondazione Cassamarca), Antonietta Pastore Stocchi (sorella del prof. Stocchi) e Paolo Mastrandrea (Docente di Lingua e Letteratura Latina nell’Università Ca’ Foscari). Motivazioni Tancredi Artico, Danese Cataneo, Amor di Marfisa. Edizione del testo e commento a cura di Tancredi Artico, Lucca, Pacini Fazzi Editore, collana «Morgana» (28), pp. 407 (ISBN 978-88-6550-812-1) Il saggio prefatorio di Tancredi Artico offre con stile nitido, personale ed assai attraente, gli esiti di un’analisi storicamente preziosa, dedicata ad un’opera poco nota. Chi legge è introdotto nel clima intellettuale di una fase critica per gli artisti e i letterati italiani, in bilico fra estremo Rinascimento e Controriforma. Celebrato scultore e architetto, prima che poeta, il toscano Danese Cattaneo (1512 – 1572) operò quasi sempre a Venezia e nelle città dello “stato de terra”, amico di Pietro Bembo e Trifone Gabriel, del Sansovino e del Vasari, di Tiziano e di Pietro Aretino, intimo soprattutto di Bernardo Tasso, per cui si trovò nell’opportunità di influenzare i primi esperimenti del giovane Torquato durante la sua permanenza nello Studio di Padova. Ponendosi a metà strada tra Furioso e Gerusalemme, il poema cavalleresco Amor di Marfisa – soggetto pur esso a tormentate vicende compositive – segnala nella coscienza dei contemporanei un passaggio non innocuo dal vagheggiamento fantastico del passato alla riflessione sulla difficoltà del presente reale. Giovanni Ferroni, Voci metastasiane Editoriale Le Lettere, Firenze, 2022, collana «Saggi» (180), pp. xii-351 (ISBN 978-88-9366-338-0) Sotto un titolo non subito perspicuo (e dunque già attraente) si contano pagine dense di documenti, pensieri e discussioni sulle tematiche dell’intertestualità, esposte con freschezza di contenuti e di stile, attorno ad un autore trascurato dai canoni scolastici. Un’enorme quantità di dati, raccolti grazie a pratica di squisita erudizione, si pone al servizio della curiosità di ogni lettore colto e lo informa, con rigore che viene anche da una prosa asciutta, mai autocompiaciuta, indenne da furbizie “accademiche”. Le sei “voci” (Originalità, Attesa, Doppiezza, Gioia, Vuoto, Fenice) distinguono altrettanti aspetti della produzione di un poeta teatrale che non soltanto incarnò i gusti del pubblico nell’ultimo secolo di Ancien régime, ma seppe anche influenzare gli sviluppi del mondo nuovo a venire – come dimostra il godibilissimo capitolo finale sui riusi di Metastasio nei libretti mozartiani di Da Ponte. Ilaria Gallinaro, «Ad una voce». Dante alla luce di Pia e Piccarda Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2022, Saggi di «Lettere italiane» , vol. 71, pp. vi-142 (ISBN: 9788822268327). Il percorso in salita di Dante incontro a Dio corrisponde pure a un incessante itinerario sentimentale attraverso l’arte, mediante un’acquisizione di consapevolezza ai fini di una corretta valutazione della fama e della gloria, con la risultante necessità del sacrificio di sé. Questo saggio, vigoroso e rigoroso, ineccepibile nelle argomentazioni mai separate da rimandi precisi, risulta però anche cordiale, in virtù di una scrittura chiara e piana. Per meglio comprendere il titolo, va detto che l’Autrice è diplomata in chitarra al Conservatorio: i lettori del libro sapranno coglierne di certo gli effetti più favorevoli e piacevoli. La premiazione è stata preceduta dalla presentazione del volume “In ricordo di Manlio Pastore Stocchi”, che raccoglie 23 saggi presentati lo scorso anno nella Giornata di Studi in ricordo del professore. Manlio Pastore Stocchi (Venezia 1935-Padova 2021) è stato un critico letterario, filologo e accademico. Ha insegnato Filologia medievale e umanistica presso l'Università degli Studi di Padova e, dal 1983, ha ricoperto la cattedra di Letteratura italiana nella medesima Università. Con particolare attenzione alla storia della cultura veneta, si è dedicato allo studio dei maggiori autori della letteratura italiana: Dante, Petrarca, Boccaccio, Goldoni, Poliziano e molti altri. Membro di numerose accademie, dal 2009 ha ricoperto la carica di vice presidente dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Nel 1997 è stato insignito del premio per la Filologia e la Linguistica dall'Accademia dei Lincei, di cui divenne accademico nel 2005. E’ stato anche co-direttore delle riviste culturali Rivista di studi danteschi, Studi sul Boccaccio, Italia Medievale e Umanistica, Filologia e critica. Inoltre, è stato Socio Onorario dell'Ateneo di Treviso di cui è stato uno dei soci fondatori e membro del Consiglio di Presidenza

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