Decreto rilancio, ecco le proposte del centro della famiglia ai parlamentari veneti

Alcuni punti al centro di una lettera aperta: assegno unico, babysitter, congedi, bonus turismo, paritarie

Adriano Bordignon

Il Centro della Famiglia di Treviso e il Forum delle Famiglie del Veneto hanno le idee chiare e non lasciano spazio a tentennamenti, in vista dell’approvazione del Decreto Rilancio e a 24 ore dalla possibilità di sottoporre emendamenti. La scarsa considerazione della famiglia nei 266 articoli che compongono il Decreto aveva già fatto lanciare un grido d’allarme e nelle settimane scorse si sono susseguite diverse iniziative di sensibilizzazione, incontri e conferenze in streaming con parlamentari veneti di maggioranza e minoranza, per sottoporre loro una serie di punti necessari e imprescindibili per la tenuta della famiglia in Veneto e in generale in tutta la nazione.

«La lettura dei 266 articoli del Decreto Rilancio ci ha molto deluso, il ruolo della famiglia è marginale, i carichi famigliari vengono assolutamente sottovalutati, non si tiene conto che dei dati Istat che dimostrano come l’incidenza della povertà è più elevata nelle famiglie numerose – spiega Adriano Bordignon del Centro della Famiglia – Se teniamo conto del fatto che solo l’1% delle famiglie ha fatto ricorso ad aiuti esterni in Fase1 per la cura dei figli e che il decreto supporterà maggiormente i lavoratori dipendenti,  senza tener conto delle famiglie con diversi minori o delle coppie che vorrebbero avere figli… è giunto il momento di cambiare passo. Certo, quello in discussione non è uno strumento per fare politiche famigliari, sappiamo bene che è uno strumento di emergenza, proprio per questo bisogna operare per evitare di scivolare nella vulnerabilità socio-economica, nella fragilità e nella povertà. È fondamentale, allora, superare i parametri ISEE così come sono visti sinora per ottenere sussidi, perché non tengono conto della composizione del nucleo famigliare, cosa invece proposta dal Fattore Famiglia da noi promosso e già adottato in Veneto. Ecco perché, in vista dei possibili emendamenti, siamo a proporre ai parlamentari veneti i nostri. Nei vari incontri, tutte le forze politiche hanno dato la propria disponibilità a portare avanti le nostre istanze. Ci auguriamo che, tra oggi e domani, questo avvenga davvero».

Ecco di seguito i 24 emendamenti proposti che si articolano attorno a 5 voci principali:

a)       Modifiche alla disciplina dei congedi parentali e al bonus baby-sitter;

-       si propone di estendere il congedo aggiuntivo ad almeno 40 giorni.

-       Inoltre, nell’impossibilità di lasciare i figli minori di 12 anni da soli a casa, anche per la didattica a distanza, la maggior parte dei lavoratori e lavoratrici per i quali è previsto il congedo hanno utilizzato giorni di ferie, che non potranno impiegare nel prossimo mese di agosto. Per cui si chiede che il congedo aggiuntivo possa essere utilizzato fino al prossimo 31 agosto anziché 31 luglio.

-       Infine, considerato che il 50% della retribuzione è una soglia molto bassa, si chiede di aumentare la retribuzione percepita per il periodo di congedo aggiuntivo al 75%.

-       Bonus Baby sitter/Centri estivi (pari a 1200 euro): Si propone dunque di aumentare tale limite di 300 euro per ciascun figlio dal secondo in su.

-       Che si possa scegliere tra baby sitting e Centri estivi.

-       Che congedo parentale e baby sitting siano cumulativi.

b)       Modifiche all’ammontare delle indennità spettanti ai lavoratori autonomi, stagionali ecc…;

-  Il Governo ha stabilito di erogare un’indennità ai lavoratori autonomi. Tale indennità è uguale per tutti, sia per chi ha carichi familiari sia per chi è single. Al riguardo si ritiene necessario che l’indennità sia maggiorata di 200 euro per ciascun figlio a carico, in osservanza al più elementare principio di equità.

c)        Modifiche per l’erogazione del Reddito di emergenza (Rem);

- Lo strumento del Reddito di emergenza (Rem) serve ad aiutare le famiglie che non hanno avuto diritto all’indennità di 600 euro, che non hanno avuto altre entrate nei mesi di marzo ed aprile o che per altri motivi sono rimaste escluse dagli aiuti erogati nel decreto-legge di marzo (n. 18/2020).

- non sono previsti accorgimenti che diano adeguato valore ai carichi familiari, poiché per dargli una quantificazione si utilizza la scala di equivalenza del Reddito di cittadinanza che è peggiorativa rispetto a quella Isee.

- Sono state quindi proposte più opzioni:

1. innalzando il valore del patrimonio mobiliare,

2. sostituendo la scala di equivalenza del reddito di cittadinanza con la scala di equivalenza Isee,

3. indicando un ammontare minimo di base (600€) al quale applicare i parametri di equivalenza indicati nello stesso articolo.

d)       Modifiche alla disciplina del c.d. ‘bonus turismo’;

- Come già per il bonus baby-sitter e per le indennità ai lavoratori autonomi e liberi professionisti, anche con riguardo al bonus vacanze non si è tenuto conto dei carichi familiari nell’individuazione dell’ammontare spettante alle famiglie.

- Si propone che il bonus vacanze sia concesso in una misura uguale per ciascun familiare a carico e che il limite reddituale per poterne avere diritto sia maggiorato per tener conto in modo più aderente delle reali condizioni delle famiglie.

e) Integrazione dei fondi a disposizione delle scuole paritarie.

- Come noto, i decreti di marzo e quello in oggetto prevedono che siano concessi dei fondi anche alle scuole paritarie per far fronte alle conseguenze dell’emergenza sanitaria (per le mancate entrate, le mancate nuove iscrizioni, per adeguare le strutture alle esigenze di sicurezza in materia di salute etc.).

Si constata che i fondi per le scuole pubbliche e quelli per le paritarie sono profondamente sbilanciati a favore delle prime, senza una reale proporzione tra studenti che frequentano le scuole statali e quelle paritarie.

Ciò, nonostante entrambi i tipi di istituzioni scolastiche facciano parte del sistema nazionale di istruzione, ex legge n, 62/2000.

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Si è proposto pertanto che i fondi per le scuole paritarie, per le finalità di cui sopra, siano aumentati corrispondentemente ad un più ragionevole rapporto tra alunni della scuola pubblica e di quella paritaria.

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