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Da sinistra Vinnie Dal Negro, Gilberto Benetton e l'allenatore Mike D'Antoni

Da sinistra Vinnie Dal Negro, Gilberto Benetton e l'allenatore Mike D'Antoni

Il "Signor Gilberto", tra i primi a capire la funzione sociale dello sport

Il ricordo del nostro collaboratore, Matteo Caoduro: "Assieme ai suoi fratelli ha messo Treviso sulla mappa non solo in Europa ma in tutto il mondo"

Caro Signor Gilberto,

quando ieri sera ho appreso la notizia della sua scomparsa al telegiornale, in cuor mio ho provato una sensazione davvero strana. Era come se avessi perso una figura amica, eppure di persona non ci siamo mai conosciuti. L’ho sempre osservata da distante le domeniche quando veniva al Palaverde a guardare la sua amata creatura, la Benetton Basket. Già, proprio quella squadra che a me e a tanti altri appassionati ha regalato dei momenti di gioia indelebili che porteremo con noi tutta la vita. Come si possono dimenticare le notti d’Eurolega, i tanti campioni che sono passati sotto la sua gestione e tutti i trofei vinti?

Ma soprattutto, come si può cancellare la notte del 20 giugno 2006? La Benetton si giocava in casa il match point per lo scudetto contro la Fortitudo Bologna, al termine di un’annata in cui nessuno considerava Treviso come favorita al titolo dopo gli addii di Bulleri e Messina l’estate precedente. Eppure quella squadra era lì a giocarsi le sue chances contro una squadra più quotata e, alla fine, con il cuore ha portato a casa lo scudetto al termine di una gara in cui la tensione si tagliava con il coltello. Mi ricordo benissimo quelle ore di festa dopo il tiro sbagliato da Yakhouba Diawara. Tutti festeggiavano all’impazzata il quinto scudetto e Lei era lì in compagnia di sua moglie, l’immancabile signora Lalla, vestito con la sua classica camicia rosa e pantaloni bianchi. Sorrideva con compostezza, dando quasi la sensazione di non voler apparire e di voler lasciare che tutti i trevigiani si godessero la festa nonostante fosse Lei l’artefice di tutto. Anche negli spogliatoi, mi ricordo capitan Matteo Soragna venirle incontro per lavarla con il prosecco assieme a tutta la squadra che urlava ad alta voce “Gilberto, Gilberto”, dimostrando tutto l’affetto per una persona che ancor prima di comportarsi da presidente ha agito come figura paterna, rendendo Treviso un posto indelebile e familiare per tutti i giocatori che ci hanno giocato e che poi se ne sono andati verso altri lidi.

L’anno scorso, quando Vinny Del Negro è tornato a Treviso dopo tanto tempo per l’Adidas Eurocamp, la prima cosa che mi disse durante l’intervista fu proprio questa, che adorava Treviso e che lei è stato come un padre per lui. Eppure Signor Gilberto, nonostante tutti i trofei e i dirigenti che ha lanciato, Briatore e Gherardini su tutti, la sua vittoria più grande è stata un’altra. Lei ha intuito che lo sport ha prima di tutto una funzione sociale che coinvolge le famiglie e i figli, investendo in infrastrutture all’avanguardia uniche in Italia. Il fiore all’occhiello è sicuramente La Ghirada, fondata nel 1982, che consiste in 22 ettari aperti al pubblico 365 giorni l’anno, con l’obiettivo di sviluppare una serie di attività ed eventi dedicati alla promozione della pratica sportiva come mezzo di trasmissione di valori positivi e, soprattutto, di uno stile di vita sano. In effetti Signor Gilberto, se dovessi classificare le giornate della mia vita passate assieme ai miei amici a giocare nei campetti per lasciare a casa i problemi, la lista sarebbe davvero infinita.

Assieme ai suoi fratelli ha messo Treviso sulla mappa non solo in Europa ma in tutto il mondo. Per dirle, lo scorso marzo mi trovavo a Memphis nel lontano Tennessee, quando il general manager dei Grizzlies Chris Wallace mi chiese di che zona fossi in Italia. Gli risposi che sono di Treviso, suscitando un immediato sorriso nel suo volto seguito dalla frase “Ah Treviso, che bel posto, è da tanti anni che non vado ma ho dei bei ricordi della città e dell’organizzazione del camp (Adidas, ndr)”.

Le confesso che in quel momento mi sono sentito molto orgoglioso. Ha sempre fatto le cose con signorilità, senza proclami e dimostrando con i fatti l’amore smisurato verso la sua terra. Ci lascia oggi, ma quello che ha creato e costruito in prima persona rimane ed è un patrimonio che noi trevigiani abbiamo il compito di continuare a valorizzare giorno dopo giorno, per restituirle almeno una parte della gratitudine che si merita.

Come disse Lei stesso… “le vittorie e i campioni passano, la Ghirada resterà per sempre”.

Grazie Signor Gilberto, e buon viaggio.

Matteo Caoduro

La De' Longhi Treviso Basket, associandosi con commozione al lutto della famiglia Benetton per la scomparsa del "Signor Gilberto", giocherà le partite di stasera e domenica in trasferta con il lutto sulla maglia di gioco. Idem nella prossima partita in casa al Palaverde del 4 novembre con la Tezenis Verona, in cui verrà anche osservato un minuto di silenzio alla memoria. La società parteciperà alle esequie di venerdì alle 11 al Duomo di Treviso.

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