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Acquista stufe a pellet e fusti di birra senza saldare i debiti: sotto accusa per truffa

Un 35enne friulano è finito a processo per un presunto raggiro da 49 mila euro: vittime delle sue condotte la KArmek One srl di Conegliano e la San Gabriel di Ponte di Piave

CONEGLIANO Una truffa da 49 mila euro ai danni di due aziende di Conegliano e di Ponte di Piave. In sintesi è l'ipotesi accusatoria che ha portato di fronte al giudice del tribunale di Treviso Michele Vitale un friulano di 35 anni, considerato dagli inquirenti l'autore del raggiro da decine di migliaia di euro. In aula si è tenuta la prima udienza del procedimento penale a carico dell'imputato, rinviata a causa della richiesta di un termine del difensore nominato di fiducia appena qualche giorno fa.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Treviso i fatti contestati al 35enne risalgono al periodo compreso tra il luglio e l'agosto 2014. Nel giro di un mese, prima essere raggiunto da due denunce pressoché simili, l'imputato avrebbe acquistato beni per un valore di 49 mila euro senza però mai saldare il conto. Anzi, presentando due assegni risultati “smarriti” da un istituto di credito della provincia di Treviso a garanzia delle sue buone intenzioni.

Come detto il 35enne si sarebbe presentato come un normale acquirente presso la ditta Karmek One srl di Conegliano. Dopo una breve trattativa, sarebbe riuscito a farsi vendere dai vertici dell'azienda 28 stufe a pellet per un valore totale di circa 40 mila euro di merce. Presi accordi per il pagamento, avrebbe firmato il primo assegno per conquistare la fiducia dei proprietari e fingere che l'acquisto fosse andato a buon fine. Prese le stufe, sarebbe poi scomparso nel nulla. Stessa dinamica utilizzata qualche giorno più tardi presso la San Gabriel di Ponte di Piave. Anche qui, conquistata la fiducia dei titolari, si sarebbe impossessato di 9 mila euro di fusti di birra sena saldare il debito contratto.

A entrambe le ditte, fiutato il raggiro, non è rimasto altro che sporgere denuncia ai carabinieri che, al termine delle dovute indagini, sono riusciti a dare un volto e un nome al presunto truffatore. L'imputato però respinge le accuse mosse contro di lui, sostenendo di poter spiegare di fronte al giudice il motivo per cui quel denaro non sarebbe stato versato.  

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