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Caos aeroporto Canova di Treviso: bocciato il piano di ampliamento

Monta sia la protesta di Save e Aertre che quella dei cittadini. Maggio, assessore a Pederobba: "Se il Canova chiude noi penalizzati"

TREVISO - Bocciato il piano di sviluppo dell'aeroporto Canova di Treviso. La commissione giudicatrice "Via" ha infatti giudicato il progetto di ampliamento come non rispondente ai criteri previsti per situazioni di questa tipologia, creando non poco malumore sia all'interno di Save, ente di controllo aeroportuale, sia tra i dipendenti di Aertre che gestisce lo scalo trevigiano.

Da un lato monta la protesta dei residenti e dei comitati di ambientalisti e cittadini che richiedono garanzie per la sicurezza, la tranquillità degli abitanti e l'ambiente nei pressi dell'aeroporto, oltre che per l'inquinamento, dall'altro lato invece Enrico Marchi, presidente Save, che potrebbe anche dimettersi dalla sua carica nel momento in cui non si trovasse una soluzione. Secondo infatti gli studi della società, lo scalo di Treviso andrebbe ampliato per permettere l'arrivo di oltre 16.300 voli l'anno (massimo attualmente consentito, n.d.r.), per rientrare anche degli investimenti effettuati in passato e permettere la creazione di nuovi posti di lavoro senza inoltre dover lasciare a casa i dipendenti a contratto determinato che lavorano allo scalo e le oltre 200 persone che operano nei pressi del Canova, come baristi, tassisti e albergatori. La soluzione, minacciata da Marchi stesso, potrebbe essere anche quella di dirottare diversi voli al Marco Polo di Venezia, causando forti perdite per lo scalo di Treviso, ma fatto che permetterebbe di mantenere il posto di lavoro di molti dipendenti.

La situazione dell’aeroporto è comunque una questione che fa sentire tutto il suo peso anche in provincia e non è un caso che molti amministratori anche relativamente distanti dalla sede del Canova si mobilitino. A farlo è anche l’assessore Fabio Maggio di Pederobba, area Forza Italia: “Da mesi leggiamo di un dialogo oramai al palo tra Save e il Comune di Treviso, ma mi pare si manchi di considerare anche il punto di vista dei tanti comuni della provincia il cui indotto turistico e industriale dipende anche in buona parte dal Canova” dice Maggio “se in questi anni di crisi un po’ di sviluppo c’è stato lo si deve ad un infrastruttura come l’aeroporto che ha permesso, con un collegamento diretto ed efficace, alle nostre imprese di raggiungere i circuiti internazionali.” Difende dunque la scelta dell’ampliamento e si schiera sul fronte di Save con Enrico Marchi che ha attaccato frontalmente il comitato e chi a suo dire blocca lo sviluppo del territorio. “Marchi ha ragione” sostiene Maggio “quando sento parlare di mediazioni mi viene la pelle d’oca, perché malgrado la nobiltà degli intenti in Italia siamo abituati a vedere le mediazioni come sinonimo di fallimenti e lungaggini amministrative e su questa questione, oggi più che mai, non ci possiamo permettere un fallimento, ne risentirebbe l’intera provincia.”

Nei prossimi giorni” aggiunge “sono intenzionato a chiedere un incontro ai vertici di Save, sulla discussione non può decidere solo Treviso e non possono essere trascurati gli interessi di una zona, come la Pedemontana, che vanta aree industriali molto sviluppate (solo a Pederobba ci sono diverse aziende a vocazione internazionale che occupano oltre cento addetti ciascuna) e per cui l’aeroporto è un’infrastruttura cruciale.”


 

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