Ex Antenna Tre, Panto e Barcella a processo per evasione fiscale

Guai giudiziari che si aggiungono all'atto di accusa della curatela fallimentare che ha già recapitato all'AD e al consigliere di amministrazione una richiesta di risarcimento danni di 4 milioni di euro

Thomas Panto, ex

Più di un milione di euro in ritenute che Antenna Tre, tra il 2012 e il 2015, avrebbe dovuto versare come sostituto d'imposta e che invece non sono mai arrivati all'erario. E' questo il valore dell'evasione fiscale che la Procura contesta a Thomas Panto e Antonino Barcella, rispettivamente ex amministratore delegato e consigliere di amministrazione di Antenna Tre. Un "pacco" all'erario rifilato tra il 2013 e il 2015, periodo in cui, secondo le indagini, Panto e Barcella avrebbe deciso di far cassa con le ritenute d'acconto coprendo con gli anticipi Irpef che avrebbero dovuto dare allo Stato come sostituto d'imposta i buchi nei conti correnti e continuare a pagare stipendi e costi di gestione. Una cura palliativa, dato che nell'ottobre del 2016 la televisione trevigiana portò i libri in Tribunale.

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A Barcella viene contestato il solo mancato versamento relativo al del 2012 (oltre mezzo milione di euro), a Thomas Panto l'intero milione e passa. Guai giudiziari per i due che si aggiungono all'atto di accusa della curatela fallimentare, secondo cui gli ex amministratori non sarebbero esenti da colpe gravi nella conduzione della televisione, travolta da un mare di debiti e andata successivamente all'asta. E per questo Barcella e Thomas Panto si sono visti recapitare una richiesta di risarcimento danni di 4 milioni di euro in vista di una azione per responsabilità in sede civile. Tutte circostanze su cui indaga il pubblico ministero Massimo De Bortoli, che ha aperto un fascicolo per verificare se nel crac della tivù vi siano gli estremi di una bancarotta fraudolenta.

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