Mercoledì, 17 Luglio 2024

Omicidio di Anica, tutti i dubbi degli inquirenti sulla versione di Franco Battaggia

La versione del 76enne non troverebbe riscontri e questo avrebbe indotto il pubblico ministero Valeria Peruzzo, che ha iscritto nel registro degli indagati il nome del 76enne ipotizzando a suo carico i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere, a disporre gli accertamenti tecnici irripetibili svolti oggi dal Ris di Parma all'interno della sua abitazione ad Arcade e sulle vetture, messe sotto sequestro così come la casa. Secondo la Procura la 31enne potrebbe essere stata uccisa all'interno della casa del "re del pesce"

Agli investigatori non torna la versione di Franco Battaggia, il penultimo datore di lavoro di Anica Panfile, la donna romena di 31 anni trovato uccisa domenica 21 maggio su una delle anse del Piave a Spresiano. Ed è questo che ha spinto il pubblico ministero Valeria Peruzzo, che ha iscritto nel registro degli indagati il nome del 76enne - con un passato da "fuggiasco" e anche con un omicidio alle spalle, costatogli 21 anni di carcere - ipotizzando a suo carico i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere, a disporre gli accertamenti tecnici irripetibili svolti oggi dal Ris di Parma all'interno della sua abitazione ad Arcade e sulle vetture, messe sotto sequestro così come la casa.

"Sono andato a prenderla al lavoro a Santa Bona - avrebbe raccontato agli inquirenti Battaggia - e insieme abbiamo raggiunto casa mia ad Arcade per darle il Cud. Anica era anche preoccupata per questioni economiche: mi aveva chiesto 10 mila euro e io, a titolo di regalo, gliene ho dati 5 mila. Intorno alle 16,30 l'ho accompagnata dove doveva vedersi con una persona, non so chi. A quel punto sono andato via e di lei non ho saputo più nulla". Ma il pubblico ministero sospetta che la donna alle 17 fosse già morta e che l'omicidio sia avvenuto all'interno della casa del "re del pesce". A smontare la tesi di Battaggia potrebbero essere le riprese delle telecamera di video sorveglianza da cui risulterebbe che la 31enne non sarebbe mai arrivata nel centro del paese, tanto meno a bordo di un mezzo nella disponibilità del 76enne. E la "storia" secondo cui Anica sarebbe stata vista salire a bordo di una macchina scura, vestita con la maglia rossa che aveva sotto la felpa ritrovata nel Canale della Vittoria, sarebbe stata soltanto una "polpetta avvelenata" data in pasto ai media.

Franco Battaggia, indagato ma a piede libero, verrà ascoltato nuovamente in Procura nei prossimi giorni. Intanto, nel pomeriggio di oggi, dopo la catalogazione di tutti gli oggetti trovati all'interno della sua abitazione, il Ris di Parma ha provveduto all'esame attraverso il luminol, il dispositivo che permette di rendere visibili le tracce di sangue e liquidi biologici. Solo successivamente verrà deciso se prelevare qualche cosa da sottoporre ad ulteriori approfondimenti. "Di particolare interesse - ha detto Marco Martani, Procuratore capo di Treviso - saranno i risultati che ci darà l'esame delle auto, che avrebbero potuto trasportare il corpo". Sul fatto che tracce contenenti il Dna di Anica possano essere ritrovate nell'abitazione dove, secondo Battaggia, la donna si recava ma solo saltuariamente per fare le pulizie, Martani ha aggiunto che "questa circostanza di tipo lavorativo e soprattutto la frequenza delle presunte visite sarà oggetto di indagine". Battaggia insomma avrebbe potuto mentire anche su questo particolare.

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