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I carabinieri di San Donà durante una delle perquisizioni domiciliari

I carabinieri di San Donà durante una delle perquisizioni domiciliari

Traffico di cocaina e hashish, arresti in provincia di Treviso

Sette persone in carcere, una ai domiciliari, una con l'obbligo di dimora e due alla presentazione alla P.G.. L'esito dell'operazione Alias

VENEZIA — Una vera e propria organizzazione criminale dedita allo spaccio di cocaina e hashish è stata smantellata nella notte tra mercoledì e giovedì dai carabinieri di Treviglio (Bergamo), Orvieto, Montebelluna e Conegliano che hanno eseguito una serie di ordinanze di custodia cautelare, di cui sette prevedono la detenzione in carcere, una gli arresti domiciliari, una l’obbligo di dimora e una l’obbligo di presentazione alla P.G. Si tratta di una banda composta per lo più da magrebini, ma anche da italiani e da persone dell’Europa dell’est. L’operazione costituisce il seguito dell’indagine “Alias”, che nel maggio 2014 aveva portato all’applicazione di 17 ordinanze di custodia cautelare, di cui 12 in carcere. Il destinatario dell’ultimo provvedimento, un marocchino di 29 anni, che all’epoca non era stato rintracciato, è stato arrestato il 16 settembre dai militari di Portogruaro. L’operazione aveva assunto la denominazione “Alias” perché uno degli esponenti di vertice dell’organizzazione era stato identificato con molteplici identità, da lui fornite durante i vari controlli a cui era stato sottoposto sul territorio nazionale, era stata avviata nell’estate del 2012, quando i militari di San Donà di Piave avevano delineato l’organigramma di un sodalizio che aveva intrapreso un fiorente commercio di cocaina e hashish nei confronti di “clienti” della provincia di Venezia, Treviso e Udine.

L’APPROVVIGIONAMENTO La particolarità di questa organizzazione consisteva nel fatto che la posizione di vertice era condivisa da due stranieri: Charaf C., soprannominato “Rabia”, marocchino 28enne e Rigens M., soprannominato “ciccio”, 26 enne albanese. I due stranieri, appartenenti a due etnie che difficilmente convivono, avevano costituito una fitta rete di piccoli spacciatori. Lo stupefacente veniva acquistato nel Milanese con cadenza settimanale dai due esponenti di vertice che, per ridurre il rischio di essere sottoposti a controlli in autostrada, si servivano di moto di grossa cilindrata. Generalmente il quantitativo dello stupefacente trasportato si aggirava attorno ai 500 grammi per quanto riguarda la cocaina e qualche chilogrammo per quanto riguarda l’hashish. Una volta rientrati in Veneto, i due sodali ripartivano in quantitativi inferiori lo stupefacente, che veniva chiuso all’interno di vasi di vetro e quindi sepolto in alcuni appezzamenti agricoli di ignari coltivatori, oppure nascosto nei vari casolari abbandonati nel Portogruarese o in provincia di Treviso.

ESTORSIONE Oltre alla normale attività di spaccio, i due stranieri si sono resi responsabili di estorsione. Più volte i piccoli spacciatori o clienti che direttamente si rifornivano dai due capi, sono stati minacciati con percosse, o addirittura di morte, se non avessero onorato il debito contratto all’atto della ricezione dello stupefacente.  Basti solo pensare che, nel mese di giugno del 2012, i due capi dell’organizzazione e altri tre soggetti compresi nell’elenco delle misure eseguite, hanno organizzato una vera e propria spedizione punitiva a Montebelluna (TV), dove hanno violentemente colpito con calci al volto, oltre che minacciarlo anche con un cane mordace, un extracomunitario che non aveva pagato una pregressa fornitura di cocaina.

GLI ARRESTI L’indagine si è conclusa con la denuncia di 42 persone e la segnalazione alle Prefetture interessate di 64 persone, in veste di assuntori di stupefacente. Le persone arrestate sono Aurel B., albanese 36 enne, residente a Motta di Livenza; Adrian H., albanese 30 enne, residente a Oderzo; Abledhak M., marocchino 28 enne, residente a Motta di Livenza; Ahmed M., marocchino  33 enne, residente a Romano di Lombardia; Antonio S., 35 enne, residente a Fontanelle (TV), destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari; Fabio P., 56 enne, residente a Cessalto (TV), attualmente già ristretto alla casa circondariale di Treviso; Mustapha Z., marocchino 36enne, attualmente ristretto alla casa circondariale di Fossano (CN); Said M., marocchino 32 enne, attualmente ristretto alla casa circondariale di Orvieto. Nei confronti di altre due persone, un albanese e un marocchino, residenti a Giavera del Montello (TV) e Novara, è stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di dimora e l’obbligo di presentazione alla P.G..

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