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Graziano Azzalin, il capofamiglia che subì la rapina

Graziano Azzalin, il capofamiglia che subì la rapina

Marito e moglie rapinati in casa e minacciati col coltello, tre fermi

Nei guai un trio di cittadini romeni. Un quarto complice è ricercato. Il 23 marzo i coniugi sorpresero i ladri nella loro villa mentre i figli dormivano

"Ti viene rabbia a subire queste cose, ma provi anche compassione nel sapere che prima o poi questi giovani pagheranno il conto". A parlare è Massimo Azzalin, il dipendente amministrativo del "Messaggero di Sant'Antonio" che il 23 marzo scorso venne minacciato con un coltello e rapinato da un trio di rapinatori (ma le indagini avrebbero dimostrato che sarebbero stati in quattro a entrare in azione) nella sua villa di via dei Faggi a Marghera. Un'abitazione isolata, raggiungibile attraverso una stradina di sassi. Ora, però, per i delinquenti, tutti di nazionalità romena, il conto da saldare è arrivato per davvero.

Venerdì scorso sono stati sottoposti a fermo indiziato di delitto per rapina aggravata in concorso. Tre i delinquenti finiti nel mirino della squadra mobile, con un quarto che si sta cercando di rintracciare. Due dei fermati (L.C.C. 30enne, I.G.I. 20enne) sono stati bloccati dopo una perquisizione di un appartamento di Mogliano VenetoIl terzo, invece, F.H., è stato individuato grazie alla collaborazione della squadra mobile di Piacenza. Tutti i fermi sono stati poi convalidati dal gip, del resto gli elementi in mano agli investigatori sono numerosi e coincidenti. A partire dalle intercettazioni telefoniche: i complici hanno cercato di aggiustare il tiro dopo che parte del materiale trafugato durante il colpo (un cellulare e un notebook) era stato trovato nell'appartamento di Mogliano Veneto dove L.C.C. e I.G.I. condividevano.

Convocati in questura per rendere conto di quanto rinvenuto dalla polizia, i due si erano messi d'accordo sulla versione da fornire: quegli oggetti li avevano acquistati online. Senza quindi sapere della loro provenienza "scottante". Ad ascoltarli però c'erano proprio gli stessi investigatori che li aspettavano in questura. Dunque per loro non appena hanno messo piede nell'ufficio di polizia è scattata la notifica del fermo. Stesso destino il giorno seguente per F.H. a Piacenza. Tutti e tre sono stati quindi accompagnati in carcere. A mettere sulla buona strada gli investigatori non solo la collaborazione dei rapinati (anche se il volto dei delinquenti era parzialmente travisato) ma anche l'analisi dei tabulati telefonici, delle celle agganciate dai rispettivi telefonini e, naturalmente, le intercettazioni. Sono stati proprio i dialoghi tra i quattro complici a indurre la squadra mobile a far scattare le perquisizioni: ancora pochi giorni e i presunti rapinatori sarebbero scappati all'estero, dopo che in questi ultimi due mesi L.C.C. e I.G.I. hanno cambiato spesso "base". Prima si trovavano a Piove di Sacco, nel Padovano, dopodiché si sono spostati a Mestre, infine sono approdati a Mogliano Veneto.

"In quei momenti ho pensato solo a tenere la situazione calma, perché i miei figli di sopra stavano dormendo", spiegò Azzalin il giorno seguente al colpo, perpetrato alle 4.12 della mattina. "Ho sentito dei rumori provenire dalla stanza attigua, che usiamo come una specie di sgabuzzino. Pensavo fosse qualche mio figlio che non voleva disturbare accendendo la luce". Non era così. Erano i ladri: "Soldi, soldi, soldi", hanno ripetuto con accento dell'Est. Dopodiché l'aggressione: "Ho spiegato che eravamo a fine mese ed essendo una famiglia numerosa (sette figli, ndr) non avevamo molto. Gli ho consegnato i soldi che custodivamo". Alla fine sparirono anche tre computer portatili, due telefoni cellulari, un tablet e anche alcuni giacconi. "A un certo punto hanno chiamato il palo e hanno avuto un breve conciliabolo. Dopodiché sono saliti a bordo della nostra Fiat Punto e ci hanno detto di non fare nulla. Quando se ne sono andati abbiamo lanciato l'allarme". L'auto al tempo venne ritrovata in via Fratelli Bandiera, poco distante, anche in virtù del GPS collegato all'assicurazione. Ma niente impronte, visto che i delinquenti indossavano guanti sia durante il colpo in casa sia durante la successiva fuga. A incastrarli in questo caso sono stati soprattutto i cellulari.

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