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Sgominata banda degli assalti armati alle banche: tutti veneti

Arrestati tra Treviso, Pordenone e Croazia. Contestate almeno tre rapine. In tutto sono diciannove i criminali complici finiti in carcere

VENEZIA Forse l'ultima puntata della "saga", ma non è detto che le indagini della squadra mobile di Venezia portino a qualche supplementare dell'operazione "Mask". Tre persone sono state infatti arrestate con l'accusa di aver partecipato a vario titolo ad altrettante rapine tra Trevigiano e Pordenonese a fine 2013. Il trio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, stava cercando di ricostruire su nuove basi il sodalizio che aveva permesso loro di perpetrare colpi armati a banche e furgoni portavalori in mezzo Veneto. In tutto, fino a questo momento, sono diciannove i criminali finiti in carcere. Inevitabile quindi che il trio dovesse cercare altri affiliati per continuare le proprie attività: sopralluoghi e piani criminosi non si erano fermati dopo la "retata" dello scorso maggio, quando sedici persone vennero arrestate dalla squadra mobile.

A mettere gli agenti sulla buona strada a novembre 2013 due criminali che vennero bloccati in via Bottenigo a Marghera armati di pistola e con maschera in lattice. Pronti a perpetrare una rapina a un vicino supermercato. Da lì, con tenacia, gli investigatori sono riusciti a far luce sull'intera organizzazione italiana dedita a rapine e assalti ai portavalori. Ora l'ultima "tranche": arrestato R.G., 66enne di Conegliano, socio di una gelateria di Mareno di Piave, G.Q., 56enne di Azzano Decimo, nel Pordenonese, titolare di un'agenzia di pratiche, e R.M., 48enne di origini venete ma residente da tempo in Croazia. Era lui secondo gli inquirenti ad occuparsi di rifornire dall'Est di armi la banda. Tant'è vero che suo padre, pensionato 70enne di Mogliano Veneto, il 29 maggio scorso venne fermato alla frontiera di Trieste. Sotto il pianale posteriore della ruota di scorta della sua Volvo V70 vennero trovati e sequestrati, all'interno di un sacchetto di plastica, un kalashnikov con due caricatori a mezza luna con 60 cartucce e una mitraglietta Skorpion con quattro caricatori. Armi da guerra. Né più né meno.

Per questo agli "ultimi" arrestati viene contestato anche il reato di introduzione di armi da guerra nel territorio italiano. "Siamo sollevati - dichiara la dirigente della squadra mobile Angela Lauretta - perché avevamo in mano elementi che ci portavano a credere che a breve il trio stesse organizzando altri colpi". Intanto in tre rapine è stata accertata la presenza di almeno uno degli arrestati: il 16 dicembre 2013 venne assaltata la filiale FriulAdria di Conegliano. Il copione era sempre molto simile: kalashnikov in mano e minuti di terrore. In quel caso partecipòG.Q, assieme a M.G, arrestato in precedenza. Bottino 15mila euro. Una settimana più tardi è stata la volta della filiale FriulAdria di Zoppola, nel Pordenonese. Bottino da quasi 3mila euro. Il 31 dicembre, poi, sempre la stessa coppia assaltò la Cassa di Risparmio di Silea, un colpo che fruttò circa 22mila euro.https://adv.strategy.it/www/delivery/lg.php?bannerid=2836&campaignid=83&zoneid=787&loc=1&referer=https%3a%2f%2fwww.veneziatoday.it%2Fcronaca%2Farresti-veneti-rapine-polizia-venezia-20-gennaio-2015.html%3Fwerty&cb=7cdf9701a1

R.G, il 66enne di Conegliano, è stato immortalato più volte mentre effettuava sopralluoghi sugli obiettivi da colpire, ed era stato lui il committente di quei mitra che vennero fermati alla frontiera di Trieste. Le manette sono scattate tra lunedì sera (grazie anche alla collaborazione delle autorità croate e a un mandato di cattura internazionale) e martedì all'alba. Contemporaneamente sono scattate una decina di perquisizioni, tra Trevigiano, Pordenonese e Mestrino. Quattro gli indagati, mentre altre sei persone sono risultate essere in contatto con le persone finite nel mirino delle forze dell'ordine. All'operazione hanno partecipato le squadre mobili di Treviso e Padova, oltre che il nucleo di Prevenzione crimine e le unità cinofile.Requisiti a G.Q. maschere in lattice, un giubbotto antiproiettile, passamontagna, scanner e ricetrasmittenti e due pistole giocattolo. Segno che c'era ancora qualcosa che stava bollendo in pentola.

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