Arrestato uno dei grossisti della droga a Treviso, il sindaco: «La caserma Serena va chiusa»

A finire in manette un 21enne nigeriano incensurato, ma il giudice dopo averlo condannato a due anni di reclusione ordina di restituirgli denaro, telefonini e carta prepagata sequestrati

E' finalmente finito in manette il 21enne nigeriano O.F., incensurato e richiedente asilo ospite da quasi due anni nella Caserma Serena di Dosson. Lo seguivano dallo scorso luglio gli agenti della Municipale, quando un precedente blitz ai giardini di Sant'Andrea in centro a Treviso aveva portato a galla un vasto giro di droga in tutto l'hinterland della città, il tutto a partire dall'area della Caserma Serena. Così, quando nella giornata di venerdì lo hanno visto per l'ennesima volta raggiungere in bicicletta il centro storico del capoluogo e poi fare ritorno a Dosson dopo aver parlato con alcuni connazionali, gli agenti della Polizia Locale lo hanno bloccato lungo il Terraglio per poi procedere ad una perquisizione personale che ha portato a scoprire nelle sue tasche ben 250 gr. di marijuana già confezionata in 10 pacchetti da 25 gr. ciascuno, oltre ad una agenda con i contatti dei propri clienti, un cellulare ed una carta prepagata. 

Immediatamente accompagnato al Comando di via Castello d'Amore per l'identificazione, gli agenti hanno poi chiesto al PM Torri di poter essere autorizzati a recarsi presso la sua stanza alla Caserma Serena per effettuare un ulteriore perquisizione visto il fondato sospetto che lì potesse trovarsi altro stupefacente. Richiesta subito accolta dal PM, visto che alle indagini avevano partecipato anche agenti in borghese della polizia giudiziaria, tanto che da successivi controlli con l'ausilio dell'unità cinofila si è scoperto che il 21enne nascondeva altri 230 gr. di marijuana e centinaia di euro sia in banconote che monete, insieme ai propri documenti personali, all'interno di un cassetto chiuso e la cui chiave era stata a sua volta nascosta in un cuscino. A quel punto per il giovane sono scattate le manette e il processo per direttissima si è svolto sabato mattina, con un esito che ha però lasciato l'amaro in bocca sia al sindaco di Treviso Mario Conte che al Comandante della Polizia Locale Maurizio Tondato. Il ragazzo è infatti stato condannato, con annessi benefici di legge, alla pena di due anni di reclusione per detenzione di stupefacente ai fini dello spaccio, ma il giudice ha altresì ordinato alla Polizia Locale di restituire al malvivente tutto il materiale a lui sequestrato, ossia il denaro, la carta prepagata e i telefonini cellulari. La droga, invece, prima di essere distrutta verrà analizzata dal centro specializzato dell'Ospedale di Mestre.

«Siamo allibiti - dichiara il Comandante Tondato - Dopo mesi di pedinamenti, intercettazioni, ricerche sul campo e tante energie profuse, vediamo un importante grossista della droga del trevigiano che probabilmente non viene punito a dovere, dovendo noi come Polizia Locale restituirgli quanto sequestrato in precedenza perché non è certo fosse provente della sua attività di spaccio, nonostante il ragazzo avesse dichiarato di essere nullatenente». Sconvolto e arrabbiato per l'intera vicenda anche il sindaco di Treviso Mario Conte: «Non è possibile una situazione del genere e per questo sarà mia premura contattare il prima possibile il ministro Salvini per chiedere che vengano applicate le normative sulla certezza della pena che tanti vorremmo divenissero ufficiali. Inoltre, presto mi incontrerò con il Prefetto di Treviso per chiedere controlli costanti all'interno della Caserma Serena, anche con l'ausilio della Polizia Locale, ma mi sembra ormai chiaro che tale struttura vada chiusa definitivamente. Non possiamo permettere che si guadagni sulla salute dei cittadini, la Serena non può quindi diventare un centro di smistamento della droga nella Marca. Per di più sono sempre più convinto che chi venga sorpreso in flagranza di reato vada assolutamente processato e poi espulso se riconosciuto colpevole. In ogni caso un plauso va fatto a tutti gli agenti della Locale e delle altre forze dell'ordine che giornalmente si prodigano per la sicurezza dei cittadini sul territorio».

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Commenti (3)

  • Per dire: i "profughi", mantenuti ad ufo, spacciano anche al centro Toniolo di Conegliano, a qualche centinaio di metri dai Carabinieri, ma sembra che non interessi a nessuno. D'altro canto, tutte le operazioni sono un buco nell'acqua, a causa di leggi infami e indecenti che vanificano il lavoro encomiabile delle forze dell'ordine.

  • Sino a quando ostacoleranno l'accesso in quel covo alle forze dell'ordine tutto questo sarà più che normale. La soluzione??? CHIUDERE I BATTENTI E MANDARLI A CASA (almeno per coloro che infrangono la legge)

  • per fortuna che dicevano che il centro di accoglienza non era pericoloso ed era un esempio di gestione e cura degli immigrati!!!

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