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Stefano Rizzo

Stefano Rizzo

Assalì la moglie e la rese tetraplegica, chiede la semilibertà

Stefano Rizzo, 60anni, nel luglio del 2013 assalì la "ex" Gianangela Gigliotti, che rimasse in sedia a rotelle. Per quei fatti fu condannato a 11 anni. Il 2 marzo il Tribunale di Sorveglianza discuterà l'istanza presentata dal suo avvocato

Stefano Rizzo chiederà la semilibertà. Il 2 marzo prossimo il Tribunale di Sorveglianza esaminerà la  richiesta del suo legale, l'avvocato Lorenzo Secoli, di godere dei privilegi previsti dalla legge.  Il 60enne la sera del 23 luglio del 2013 aggredì e tentò di uccidere la ex moglie Gianangela Gigliotti; entrò nell'appartamento di via Vecchia Trevigiana a Parè di Conegliano da una porta finestra lasciata aperta e iniziò a colpire la Gigliotti, dipendente amministrativa dell'Usl 7, con una roncola.

Fendenti al collo, alle braccia e alla schiena sferrati con violenza, tanto da tranciare di netto alla vittima tre dita della mano. La donna, che rischiò di morire dissanguata, venne ritrovato 20 minuti dopo l'aggressione dal figlio. Rizzo nel frattempo si era dato alla fuga. Raggiunse la foce del Piave, a Cortellazzo, gettò l'auto aziendale nel fiume e lasciò i documenti sulla riva per inscenare un suicidio. Poi, con una bici rubata, raggiunse San Donà, vagando senza meta. Dopo quattro giorni di latitanza venne arrestato a casa della madre ad Arcade. Rizzo ha trovato oggi un lavoro in un a cooperativa. Il regime di semilibertà prevederebbe l'uscita dal carcere in orario diurno e il ritorno dietro le sbarre la sera.

«Non dovrei dirlo - dice Gianangela Gigliotti, che rimase tetraplegica a seguito dell'attacco dell'ex marito - ma il fatto che lui sia fuori dal carcere mi mette un po' di inquietudine. Vorrei dire che a lui non penso, che non mi può più fare del male, che adesso c'è la mia nipotina (la primogenita del figlio 29enne che ha acquisito il cognome della madre e che Stefano Rizzo chiama "ex figlio) a darmi gioia, una felicità che lui non potrà mai provare. Ma non è del tutto vero: sono in sedia a rotelle, ho bisogno di essere assistita giorno e notte perché da sola non ce la faccio. La mia condizione mi rammenta ogni giorno quello che è successo, che io ricordo in maniera vivida come se fosse oggi».

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