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S'intesta un assegno in bianco e riesce a spillare 37.500 euro al suo datore di lavoro

Condannato a un anno e quattro mesi un 41enne di Bassano del Grappa per truffa aggravata e falso: dovrà pagare 30 mila euro alla vittima per ottenere la sospensione condizionale

CASTELFRANCO VENETO Un anno e quattro mesi di reclusione e 30 mila euro di provvisionale da versare alla parte civile. Questa l'entità della condanna rimediata da 41enne originario di Camposampiero ma residente a Bassano del Grappa finito a processo per rispondere dei reati di truffa aggravata dall'abuso di prestazione d'opera e falso. Il giudice Piera De Stefani ha però disposto per l'uomo, difeso in aula dall'avvocato Luciano Gazzola, la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento della provvisionale alla parte civile, costituitasi con gli avvocati Rossella Martin e Alberto Mascotto. Nel caso in cui non dovesse versare la somma, sarà costretto a scontare la pena detentiva una volta passata in giudicato.

I fatti contestati risalgono al 20 aprile 2012. Il 41enne, da anni collaboratore della ditta “Immobiliare Dunia srl” di Castelfranco Veneto, era riuscito a instaurare con il legale rappresentante della società un “rapporto di totale fiducia”, come riportato nel capo d'imputazione. In questo modo sarebbe riuscito a farsi consegnare un assegno firmato in bianco (quindi senza l'indicazione dell'importo e del beneficiario) con l'accordo sulla parola di compilarlo per un importo di 253,69 euro e di intestarlo a una società esterna pr il pagamento di “spese di agenzia”. Una volta ottenuto quell'assegno in bianco, l'istinto avrebbe vinto sulla ragione e sul senso del dovere. Invece di riportare il vero beneficiario e il reale importo per cui era stato firmato, il 41enne avrebbe pensato bene di intestarselo e per una somma molto maggiore: 37.500 euro.

Con quell'assegno in mano si è poi recato presso un istituto di credito per incassarlo. L'assegno era regolare e la banca gli ha versato la somma, ottratta con l'inganno al titolare della ditta per la quale da anni collaborava. Venuto a conoscenza di quel considerevole ammanco, la parte offesa ha subito sporto denuncia scoprendo ben presto che quei 37.500 erano finiti nelle tasche di colui che per lungo tempo era stato il suo braccio destro. Inevitabile la denuncia e il relativo processo, che non poteva che concludersi con una sentenza di condanna.  

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