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Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale del Veneto

Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale del Veneto

Piano sanitario, assistenti sociali: "Servizi al collasso, Ulss sotto organico del 30 per cento"

Audizione a palazzo Ferro Fini, perplessità sul piano: "Non può essere un’unica azienda Zero l’unico responsabile della programmazione"

VENEZIA «Abbiamo chiesto una revisione complessiva della proposta di legge su diversi punti: Azienda Zero, riduzione delle Ulss, direttore dei servizi sociali, rapporto con i comuni. Abbiamo invitato giunta e consiglio a prendersi del tempo – almeno un anno – per valutare molti aspetti finora trascurati, come l’impatto del Piano sociosanitario 2012-2016 e come le proposte alternative presentate. E abbiamo anche denunciato una situazione che è al limite del collasso in troppe Ulss, con servizi socio-sanitari in media sotto organico del 30%, alcuni del 50». Queste le parole di Stefania Cassol, vicepresidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto, che sintetizza il contenuto dell’audizione avvenuta nella tarda mattinata di martedì, dei professionisti del servizio sociale da parte della Quinta Commissione del Consiglio Regionale del Veneto sul Progetto di Legge 23 di riorganizzazione della sanità veneta.

IL PIANO SOCIO SANITARIO Il progetto, presentato lo scorso 26 giugno 2015 dal governatore Luca Zaia, è intitolato “Istituzione dell’ente di governance della sanità regionale veneta denominato Azienda per il governo della sanità del Veneto – Azienda Zero. Disposizioni per l’individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle Aziende Ulss”. Il documento presentato dall’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto tocca diversi punti, a partire dai nodi più generali, come quello della tempistica, sottolinea Cassol: «Il Veneto ha per la prima volta da decenni un Piano socio sanitario, quello 2012-2016: forse occorre aspettare che sia attuato per fare delle valutazioni e poter mettere mano a una riorganizzazione».

AZIENDA ZERO E PERPLESSITA' L’Ordine degli Assistenti Sociali esprime perplessità sulla proposta dell’Azienda Zero: «Non può essere un’unica azienda l’unico responsabile della programmazione socio-sanitaria per quasi cinque milioni di cittadini del Veneto, perché occorre rispettare le specificità dei bisogni nei diversi territori. E questo non significa non rispettare l’esigenza di dare omogeneità nella gestione della spesa (ad esempio sui costi standard) e nell’erogazione dei servizi (uguali prestazioni per tutti i cittadini)». Perplessità anche sull’eccessivo peso politico della nuova realtà gestionale: «Nell’interesse dei cittadini è importante che il ruolo di Consiglio e Giunta nella programmazione sanitaria resti forte». Per gli Assistenti Sociali veneti è importante salvaguardare tutto il buono dell’assetto attuale: «Le Ulss – prosegue Cassol –, per operare bene, devono avere un bacino di utenza intorno ai 300mila abitanti, quindi non è pensabile ridurle a una per provincia. Va anche mantenuto il legame con i comuni, che invece secondo il progetto attuale continuerebbero a pagare per molti servizi socio-sanitari, attraverso il meccanismo delle quote capitarie, ma senza alcun ruolo di indirizzo o controllo. Inoltre occorre mantenere la figura del Direttore dei Servizi Sociali a fianco del Direttore generale, per garantire qualità alla programmazione dei servizi a elevata integrazione socio-sanitaria che sono un fiore all’occhiello della sanità veneta: per esempio nei consultori ci sono i ginecologi e le ostetriche, ma anche l’assistente sociale, psicologo, l’educatore, che svolgono un’aziona coordinata. E lo stesso, con figure diverse, vale ad esempio per i centri di salute mentale e per altre realtà».

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