Messaggio natalizio del vescovo di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo

"Mettersi accanto alle altre persone – specialmente ai più poveri e bisognosi – condividendo con loro ciò che siamo e ciò che abbiamo"

Uno dei ricordi più belli che conservo del Natale è il canto di una locale “pastorella” (così veniva chiamata) ascoltata e cantata durante i primi anni del mio sacerdozio in una parrocchia dell’alta padovana, San Martino di Lupari. Era una canzone molto semplice che raccontava la nascita di Gesù inframmezzando, nelle varie strofe, anche espressioni dialettali del tipo: “Giuseppe disse: “Signor, giutème: questa note dove goi d’andar?”... Co’ fu giunta la mesanote e Maria si risvegliò, Ela si vide un gran splendore, tra le bracia il suo Filiol!”.

Non ricordo di aver mai visto e sentito la gente, donne e uomini, piccoli e grandi, giovani e anziani cantare tutti insieme, a voce spiegata, come quando si eseguiva quel canto. Era una cosa davvero commovente e mi ha fatto capire che uno dei modi privilegiati per comprendere e gustare il mistero del Natale è quello di fissare lo sguardo sull’evento, cogliendone con semplicità e immediatezza i sentimenti che lì si dispiegano: la tenerezza, la compassione, l’amore divino che si fa condivisione con le nostre povertà e miserie… Se ci pensiamo è proprio la gente semplice, come furono quella volta i pastori, come sono ancor oggi i bambini, che colgono il messaggio di amore che si dona a noi a Natale.

Di qui l’importanza di riascoltare il racconto della nascita di Gesù, ma anche di volgere uno sguardo contemplativo al presepio, di celebrare con semplicità e gioia le liturgie del Natale: sono tutte vie attraverso le quali possiamo entrare, con umiltà e riconoscenza, nel mistero natalizio. Ma, contemporaneamente, è anche vero che questi buoni sentimenti, assolutamente necessari per percepire mistero di amore del Natale, non possono bastare. O si trasformano e diventano capaci di muovere il cuore e l’animo all’azione, oppure rimangono belli, ma sterili. E l’azione a cui devono muovere è quella stessa realizzata da Gesù: il mettersi accanto alle altre persone – specialmente ai più poveri e bisognosi – condividendo con loro ciò che siamo e ciò che abbiamo. L’appello al dono di sé, alla bontà capace di diventare prossimità e condivisione è tipico del Natale, ma ne è anche la verità più profonda: è ciò che ha fatto il Verbo eterno di Dio facendosi carne e condividendo la nostra povera umanità.

Ed è anche ciò che ci ricorda e che ci stimola a fare quella bellissima iniziativa che già da 50 anni ci viene proposta in questi giorni: “Un posto al tuo pranzo di Natale”. Desidero rivolgere a tutti voi, cari fratelli e sorelle, l’augurio di vivere con animo e cuore semplici il Natale del Signore, in modo da coglierne il segreto più profondo. Ma ulteriormente vi auguro di restare coinvolti da quanto “ascoltiamo” e celebriamo in questi giorni, diventando a vostra volta capaci di uscire da voi stessi facendovi dono di amore e di pace nei confronti di ogni persona che incontrerete.

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+ Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto

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