Auguri pasquali del Vescovo Gardin: "La vita è piena di occasioni, non sprechiamole"

"La Pasqua di Gesù mi fa pensare agli innumerevoli atteggiamenti, progetti, gesti di amore, alle tante scelte e alle tante storie di donazione in cui si dona dignità e felicità all’altro, soprattutto al povero, al piccolo, all’escluso, al sofferente"

Carissimi, mi capita sovente, all’approssimarsi della Pasqua, di chiedermi quale idea abbiano gli uomini e le donne del nostro tempo e della nostra società di questa celebrazione cristiana. Certo, nel nostro contesto che ha alle spalle tanti secoli di cristianesimo, non sarà difficile per molti vedere nella Pasqua un qualche “ricordo” della resurrezione di Gesù. Probabilmente non mancherà chi considera questo evento una trovata un po’ ingenua per dare un happy end, un lieto fine alla storia di Gesù, conclusa sulla croce in maniera così drammatica e crudele. Qualcuno dirà anche: se fosse vero che è risorto, a lui è andata bene; purtroppo a noi le cose vanno diversamente.

Ma chi si è avvicinato a Gesù prendendo familiarità con i vangeli, chi lo ha davvero incontrato, chi crede che Egli meriti tutta la nostra fiducia e che in Lui si fondi tutta la nostra speranza, sente che la sua vicenda ha a che fare profondamente con la nostra storia e con la storia di tutta l’umanità. Allora la Pasqua è percepita come un luminosissimo raggio di luce che irrompe nel mondo e ne infrange l’oscurità. I tre evangelisti “sinottici” (Matteo, Marco e Luca) raccontano che, all’avvicinarsi della morte di Gesù, «si fece buio su tutta la terra»; i medesimi tre evangelisti collocano la scoperta della tomba vuota da parte delle donne «al sorgere del sole» (Marco 16,2). La Pasqua è la luce dopo le tenebre, l’alba più luminosa dopo la notte più buia.

Nella nostra mente e nel nostro linguaggio accostiamo facilmente buio e morte, luce e vita. Diciamo che chi conclude la propria esistenza scompare “nel buio della morte”, chi nasce “viene alla luce”. È interessante ricordare che la celebrazione liturgica della Pasqua ha il suo momento più proprio nella Veglia pasquale, che dovrebbe, almeno idealmente, iniziare nel buio della notte e concludersi all’alba, quando spunta la luce. 

Queste due parole che amiamo e che fuggiamo, che desideriamo e che temiamo - vita e morte – a Pasqua sono ripetute e intrecciate in tanti testi liturgici. «Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello» canta l’inno dei giorni pasquali. Sulla scena della nostra esistenza questi due personaggi non danzano forse in continuazione? La storia di ognuno di noi non è, in certo senso, un succedersi di nascite e di lutti, di gioie e di travagli, di vittorie e di sconfitte: di vita e di morte, appunto? E, naturalmente, noi non possiamo che “tifare” per la vita. Non desideriamo forse tutti la felicità: che è come dire una vita felice? Pascal ha scritto che la felicità è «la causa di tutte le azioni di tutti gli uomini, anche di quelli che vanno a impiccarsi»; ma questi, purtroppo, sono coloro che dichiarano che la loro ormai non è più vita, e dunque tant’è... A Pasqua dunque vince la vita, e perciò vince la felicità; per questo siamo in festa.

Ma, a ben guardare, dietro questo trionfo della vita si profila, nella Pasqua cristiana, un’altra realtà da tutti desiderata, un’altra luce, un’altra vittoria: si chiama “amore”. Dopo la morte in croce di Gesù avviene la Pasqua perché quella morte è stata un immenso, ineguagliabile, totale atto di amore, nel quale si è condensata una vita tutta intessuta di amore. Negli degli Atti degli Apostoli, il giorno di Pentecoste, Pietro dichiara che Dio ha risuscitato Gesù, perché non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere (Atti 2,24). Perché la morte non può trattenere nei suoi tentacoli Gesù? Perché la sua esistenza è stata una grande storia di amore, di donazione di sé fino alla fine (pensiamo al «Padre, perdona!» invocato per i suoi crocifissori). Ma l’amore, quello vero, è divino, perché «Dio è amore». E Dio non muore. Chi ama si ritrova accolto dalle braccia calde tenerissime di Dio, non ghermito dai gelidi e ruvidi artigli della morte. E noi a Pasqua gioiamo perché così è anche per noi: chi ama vive, è destinato a risorgere e a vivere per sempre; battezzato nella morte e nella pasqua di Gesù, con Lui risorge.

La Pasqua di Gesù mi fa pensare agli innumerevoli atteggiamenti, progetti, gesti di amore, alle tante scelte e alle tante storie di donazione in cui si dona dignità e felicità all’altro, soprattutto al povero, al piccolo, all’escluso, al sofferente. Lì c’è il Risorto, c’è vita, c’è felicità vera, c’è vittoria del Bene: c’è Dio. Penso, all’opposto, ai gesti, ai progetti, alle scelte di odio, di violenza, di egoismo, di oppressione, di corruzione, di avidità, di indifferenza. Lì c’è morte, buio, c’è vittoria del Male: lì Dio è cacciato, è rifiutato.

Auguro a tutti Voi, a tutti noi, di ritrovare nel Signore Gesù, risorto perché ha amato, la fonte della nostra felicità più vera, e la spinta a fare della nostra esistenza una esistenza per gli altri. Le occasioni sono numerose, la vita ne è piena: non sprechiamole. Saranno tante piccole pasque che ci conducono alla grande, luminosissima Pasqua che non ha fine.

Auguri! Di vero cuore.

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                                † Gianfranco Agostino Gardin

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