Pasqua, Pizziolo ai giovani: "Seguite i giusti modelli culturali"

"I modelli che la nostra cultura offre, non vanno certo nel senso di diventare adulti nel modo più giusto"

Cari fratelli e sorelle,

la Pasqua di quest’anno cade nel tempo in cui la Chiesa, su sollecitazione di Papa Francesco, sta preparandosi alla celebrazione del Sinodo dei giovani. Nessuno si nasconde le difficoltà attuali da parte delle nostre comunità cristiane di intercettare l’interesse e la presenza del mondo giovanile. Nello stesso tempo mi sembra di poter affermare che proprio l’evento e la celebrazione della Pasqua possono costituire un’esperienza capace di parlare al cuore di tanti giovani. Personalmente posso dire di essere sempre stato più colpito e segnato dalle festività pasquali che da quelle natalizie. La Pasqua, con i suoi molteplici significati che collegano eventi naturali (come l’aprirsi della primavera) agli eventi storici che riguardano sia l’antico popolo di Israele liberato dalla schiavitù dell’Egitto sia il nuovo popolo di Dio fondato dalla morte e risurrezione di Gesù, ci trasmette un messaggio di movimento: un passaggio. Indica il passaggio dall’inverno alla primavera, dalla schiavitù alla libertà, dal peccato alla ritrovata comunione con Dio... dalla morte alla vita.

Gesù sintetizza questo movimento con l’immagine straordinaria, pur nella sua semplicità, del chicco di grano: per portare frutto deve realizzare un passaggio: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Anche il passaggio che ogni persona deve compiere dall’infanzia e dall’adolescenza all’età adulta si realizza solo attraverso un passaggio, che assomiglia molto al movimento realizzato dalla Pasqua. È necessario, cioè, uscire e compiere un percorso come attraverso il deserto. A volte occorrerà attraversare l’esperienza della solitudine; altre volte sarà necessario l’abbandono di abitudini che pur dando sicurezza, tenevano quasi imprigionati; altre volte ancora un giovane, per diventare adulto, e cioè capace di fare della propria vita un dono libero e bello agli altri, dovrà necessariamente “morire” a scelte di narcisismo egoistico centrate solo sulla ricerca di soddisfare i propri bisogni.

Il messaggio pasquale ha certamente di che offrire ad un ragazzo e ad un giovane: indicazioni e modelli estremamente preziosi per la sua crescita. Ma soprattutto ha di che offrire la relazione personale con Gesù, il vero chicco di grano che ha accettato di cadere per terra per portare molto frutto. Proprio questa relazione personale può illuminare e sostenere il cammino che un giovane di oggi è chiamato a fare...cammino difficile e impegnativo. Non perché abbia meno possibilità rispetto ai giovani del passato, ma perché le indicazioni e i modelli che la nostra cultura offre, non vanno certo nel senso di diventare adulti nel modo più giusto.

Ma, contemporaneamente, mi viene da dire che questo messaggio che la Pasqua può offrire ai giovani di oggi e può avere qualche possibilità di raggiungerli soltanto se le nostre comunità cristiane acquisteranno un volto e una identità più chiaramente “pasquali”: più capaci cioè di vivere quel movimento di uscita da se stesse, dai propri ripiegamenti e dalle proprie chiusure che è richiesto dalla fede e dall’incontro con Gesù morto e risorto. È proprio questo l’augurio che rivolgo a tutti noi, cari fratelli e sorelle: che la Pasqua del Signore rinnovi e ringiovanisca spiritualmente la nostra vita di discepoli, e proprio per questo la renda capace di diventare segno convincente e credibile anche – e proprio – verso i nostri giovani.

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+ Corrado

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