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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Avrebbero dato i documenti a immigrati clandestini, la Procura archivia la posizione di diciannove giovani

I ragazzi, tutti compresi tra i 18 e i 26 anni, erano accusati di aver ceduto o prestato le proprie carte d'identità per favorire la circolazione, all'interno dell'Unione Europea, degli stranieri. Chiesto invece il rinvio a giudizio per tre cittadini albanesi

Sono stati tutte archiviate le posizioni dei diciannove trevigiani, di età compresa tra i 18 e i 26 anni, che erano stati indagati a vario titolo dalla Procura di Treviso con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e concorso in contraffazione di documenti di identità validi per l'espatrio. I 19 erano sospettati di aver venduto o "affittato" le loro carte d'identità originali ( che poi, dopo sarebbero state denunciate come perse) a un'organizzazione malavitosa di albanesi, che utilizzava i documenti per consentire a clandestini di muoversi in Europa. Ma gli investigatori non hanno trovato elementi penalmente rilevanti a loro carico e la sono stati tutti prosciolti.

Chiuse le indagini il pubblico ministero Giulio Caprarola ha invece chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di tre cittadini albanesi (con la sola accusa di favoreggiamento di immigrazione clandestina internazionale), che sarebbero stati coloro che tenevano le fila del traffico. L'attività investigativa era partita da una precedente indagine della Procura di Venezia che aveva scoperchiato la cupola di una organizzazione criminale composta da nove cittadini albanesi residenti in provincia di Treviso, già condannati per gli stessi reati in primo e secondo grado, che gestiva il traffico degli illegali. 

Il lavoro dei magistrati trevigiani avrebbe tra l'altro contribuito a finalizzare una più ampia attività investigativa della Polizia di Stato in collaborazione con la Metropolitan Police di Londra grazie a cui, nel settembre del 2018, era stata decapitata l'organizzazione madre che gestiva e organizzava l'ingresso nel Regno Unito dei cittadini albanesi e che aveva al vertice una donna slovacca di 37 anni e il marito albanese di 42,  individuati e arrestati nella contea del Kent. 

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