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Giovedì, 2 Dicembre 2021

Assalti ai bancomat: arrestati quattro sinti a Montebelluna, Vedelago e Asolo

Sette in tutto i componenti della banda finiti in manette. I carabinieri di Verona hanno attribuito loro 30 colpi messi a segno tra il 2017 ed il 2020 tra le province di Verona, Vicenza, Bergamo, Lodi, Mantova, Bologna e Modena, che avrebbero fruttato complessivamente circa un milione e mezzo di euro

All'alba del 15 marzo il personale del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Verona, con il supporto dei Comandi dell'Arma competenti nei vari territori e della Compagnia d’Intervento Operativo del 4° Btg. “Veneto” di Mestre, ha eseguito 7 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, emessi da Gip del Tribunale scaligero, nei confronti di altrettanti soggetti di età compresa tra i 24 e i 50 anni, pregiudicati e residenti nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Treviso, i quali sono stati ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati mediante esplosivo, detenzione illegale di armi ed esplosivo, tentato omicidio, riciclaggio e rapina. Nella Marca arresti sono stati eseguiti ad Asolo, Montebelluna e Vedelago.

Un'operazione, riferiscono i carabinieri, si inserisce in un più ampio contesto relativo l’attività investigativa convenzionalmente denominata “Mestier” (che nel linguaggio dei sinti veneti significa “Giostra”), condotta dagli uomini dell’Arma dal mese di settembre 2019 al settembre 2020 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, che avrebbe consentito di disarticolare un'organizzazione criminale armata, composta da individui di etnia sinti, dedita all'assalto degli sportelli automatici ATM di banche ed uffici postali di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Il modus operandi

Secondo quanto appurato dalle forze dell'ordine, il gruppo avrebbe avuto un modus operandi oramai collaudato, all’interno del quale erano stabiliti ruoli ben precisi, il quale prevedeva che gli obiettivi venissero raggiunti con potenti auto rubate, alle quali erano state applicate targhe contraffatte per eludere i sistemi di rilevazione comunali. Giunti sul posto, alcuni componenti avrebbero avuto il compito di presidiare l’area armati di pistola e armi semiautomatiche, mentre gli altri, usando utensili artigianali fabbricati appositamente per quello scopo, inserivano il congegno esplosivo comunemente detto “marmotta” all'interno del bancomat, facendolo esplodere con l’ausilio di una batteria per auto collegata con un cavo elettrico.

I colpi

Sono 30 gli episodi addebitati alla banda, commessi tra il 2017 ed il 2020 tra le province di Verona, Vicenza, Bergamo, Lodi, Mantova, Bologna e Modena, che avrebbero fruttato complessivamente circa 1 milione e mezzo di euro. Il più grave sarebbe quello avvenuto intorno alle 4 del 10 febbraio 2020 a Legnago, ai danni dell'istituto Sparkasse, durante il qiale sarebbero stati esplosi due colpi di fucile automatico AK47 Kalasnikov all’indirizzo di un equipaggio di militari del Norm della Compagnia locale, intervenuto durante un ordinario servizio di perlustrazione, che colpirono solo la vettura lasciando illesi gli occupanti. 

Arresti e accuse

Le indagini avrebbero condoto i carabinieri al luogo in cui la banda custodiva le armi, ovvero in un casolare abbandonato nella campagna vicentina. E proprio nel Comune di Montegalda, i carabinieri dei Comandi provinciali di Verona e Vicenza, hanno tratto in arresto in flagranza di reato due dei componenti del sodalizio, che sarebbero stati sorpresi mentre dissotterravano delle armi, probabilmente per preparsi ad un'altra serie di assalti. Nella circostanza gli altri membri sarebbero riusciti a darsi alla fuga e le forze dell'ordine avrebbero però recuperato due pistole, un revolver ed una semiautomatica, risultate rubate, sette congegni esplosivi (marmotte) già attivati, l’auto utilizzata per gli assalti, oltre a tutti gli strumenti d’effrazione ed il materiale per il travisamento. Agli arrestati sono stati contestati in tutto 45 capi d’imputazione, che vanno dall’associazione per delinquere, riciclaggio, rapina, ricettazione, fino al tentato omicidio nei confronti dei militari dell’Arma avvenuto il 10 febbraio 2020.

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