Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

BOT da oltre due milioni di euro nella scrivania: trevigiana fa causa alla Banca d'Italia

La signora, residente a Treviso, ha deciso di adire le vie legali dopo che la Banca d'Italia ha rifiutato di versarle il corrispettivo dei Bot del Ministero del Tesoro

TREVISO Si è rivolta ad uno studio legale romano la 47enne A.Z. (Tina per gli amici), originaria di Andria e parente dell’attore pugliese Pasquale Zagaria (in arte Lino Banfi), che nelle scorse settimane ha trovato dei BOT da oltre due milioni di euro in una scrivania antica a appartenuta al padre defunto.  

La donna, che si è trasferita a Treviso a seguito del proprio compagno, nello scorso mese di settembre ha infatti nello scrittorio appartenuto al padre una serie di certificati di deposito dello Stato italiano emessi in data 15 luglio 1985 (in particolare due da 50 milioni di lire e 16 da 10 milioni di lire) per un totale di 260 milioni del vecchio conio. I titoli erano stati purtroppo dimenticati, anche per la prematura scomparsa dell’uomo che li aveva a suo tempo sottoscritti versando nelle casse dello Stato una ingente somma di denaro. Dopo il ritrovamento, quindi, la donna si è recata allo sportello della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia per chiedere spiegazioni sulle modalità per ottenere il rimborso, ma le è stato riferito che i titoli erano caduti il prescrizione. La 47enne a quel punto ha deciso di agire legalmente, tramite le avvocatesse Annalisa De Angelis e Sofia Navarretta, per la riscossione dei crediti vantati.

"Abbiamo proceduto alla stima contabile dell’importo totale dei titoli, e con il favore degli interessi legali e della capitalizzazione, si è raggiunta una cifra, dalla data del 15 luglio 1985 (giorno di emissione) alla data del 6 ottobre 2016 (giorno della diffida legale) di 2.038.408,08 euro - hanno dichiarato i legali della signora - Un calcolo contabile suffragato anche dal calcolatore on line di Poste italiane dove, simulando un calcolo di una somma di 260milioni di lire, come se fosse un buono postale ordinario, con le coordinate di emissione e di rimborso nelle date sopra indicate, viene fuori esattamente questa cifra. La ragguardevole somma dovrà quindi essere rimborsata dagli Enti preposti entro 60 giorni dalla notifica della diffida tramite PEC".

"Inoltre, per quanto concerne la problematica della prescrizione - continuano le due avvocatesse - i titoli in questione non sono affatto prescritti. Infatti al termine “naturale” stabilito per il rimborso, vanno aggiunti i dieci anni di prescrizione ordinaria. I dieci anni, inoltre, non decorrono immediatamente dal giorno successivo alla scadenza del trentesimo anno ma da quando il titolare è in grado di far valere il proprio diritto". 

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