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Adescava minori in chat per incontri sessuali: in manette un capo scout

Arrestato universitario e bloccato pregiudicato. L'indagine scaturisce da una denuncia presentata da una coppia di genitori bolognesi, insospettiti dai comportamenti del figlio

TREVISO La Polizia delle Comunicazioni ha arrestato un universitario e bloccato un pregiudicato con l'accusa di adescamento di minori. L’indagine scaturisce da una denuncia presentata da una coppia di genitori bolognesi a seguito del comportamento anomalo del figlio dodicenne. Da tempo il ragazzino era in contatto in rete con due soggetti adulti con i quali chattava quotidianamente, soprattutto nel primo pomeriggio ed in tarda serata.

In questo caso, uno dei due adulti, dopo aver a lungo chattato con il dodicenne, era anche riuscito a persuaderlo ad accettare un incontro, durante il quale i due si erano ripromessi di avere rapporti intimi; incontro scongiurato proprio grazie alla scoperta delle chat da parte dei genitori. Dai dialoghi tra il giovane adolescente e i due uomini, emergevano, infatti, prevalentemente argomenti di carattere sessuale. L’indagine si è articolata attraverso complesse attività investigative che ricomprendevano l’analisi dei profili Facebook e WhatsApp e delle tracce telematiche dei due indagati.

Si tratta di un quarantottenne tarantino, da molti anni residente nella provincia di Modena, operaio metalmeccanico, celibe, con numerosi precedenti specifici per reati connessi alla pornografia minorile e all’abuso su minori, denunciato in stato di libertà, e di un ventiquattrenne padovano, residente a Bologna, impegnato nel volontariato e “capo scout”, arrestato in flagranza ed ora sottoposto ad obbligo di dimora. L'uomo attraverso account Facebook falsi (cd. fake), riuniva 209 contatti, c.d. “amici”, tra i quali 180 erano chiaramente riferibili a soggetti di età ricompresa tra gli 11 ed i 15 anni, che l’uomo contattava via chatper dialogare principalmente di sesso, incalzandoli con domande sulle loro preferenze e sulle loro “esperienze” in merito e poter ottenere foto e video a contenuto pedopornografico. L’uomo, sottoposto a perquisizione domiciliare ed informatica, è stato trovato in possesso di materiale informatico utilizzato per contattare le giovani vittime.

Il ventiquattrenne, utilizzando le proprie generalità su Facebook, con 658 contatti, circa la metà dei quali ragazzini adolescenti e preadolescenti. Le attività di intercettazione dei profili e delle utenze in suo uso hanno consentito di tracciare le relazioni tra questo ed i giovanissimi con i quali in più di un’occasione lo stesso tentava di concordare incontri diretti. 1-7

Le attività investigative hanno consentito di rilevare come i due uomini, con condotte autonome, frequentassero gli stessi circuiti e condividessero anche alcune “amicizie” nell’ambito del social network Facebook, tutte riconducibili a profili di giovanissimi adolescenti maschi. Nel novembre scorso, l’uomo si era accordato con un ragazzo minorenne di Treviso per incontrarlo. In tale occasione è stato predisposto un servizio di appostamento che portava al suo arresto nella flagranza del reato di “atti sessuali con minorenne”. Le attività di pedinamento hanno dimostrato, infatti, la fondatezza di quanto emerso in corso d’indagine in quanto l’uomo si recava effettivamente presso il domicilio del minore.

Nella circostanza il personale di polizia è intervenuto con l’ausilio di un genitore del minorenne e sorprendeva i due già appartati nella camera dell’adolescente. Mentre l’arrestato negava ogni evidenza, il minore, sentito immediatamente in forma protetta, aveva rivelato che l’incontro del pomeriggio (come già altri) era finalizzato ad avere approcci di natura sessuale. I contatti tra l’educatore scout ed il minore avvenivano soprattutto attraverso i sistemi di messaggistica istantanea (Whatsapp), modalità di relazionarsi particolarmente congeniale ai più giovani e probabilmente uno dei primi ambiti adolescenziali che è opportuno siano oggetto d’attenzione da parte dei genitori.

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