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L'assessore alla cultura, Alda Boscaro, assieme a Bruno Zamprogno

L'assessore alla cultura, Alda Boscaro, assieme a Bruno Zamprogno

Zamprogno dona la sua collezione privata al Comune di Montebelluna

Concluso il trasferimento dei circa 900 oggetti di sua proprietà. Il progetto, curato dal Museo civico, è stato realizzato secondo un'innovativa tecnica sperimentale

MONTEBELLUNA E’ un dono speciale, una raccolta di vita, quella consegnata in questi giorni da Bruno Zamprogno al Comune di Montebelluna. Una collezione di circa 900 oggetti che riassumono la vita contadina di un tempo ed il mestiere del calzolaio. L’assessore alla cultura, Alda Boscaro, che si è adoperata per consegnare alla città questo “tesoro”, spiega: “Dopo molti anni di attesa, finalmente l’impresa è riuscita ed il merito va soprattutto al signor Zamprogno che ha consegnato alla città una collezione dal valore inestimabile. Abbiamo fortemente voluto che tutti gli oggetti del signor Zamprogno potessero trovare una giusta collocazione in città che ne favorisca la fruizione da parte del pubblico interessato a scoprire uno spaccato dell’evoluzione della calzatura, tema assai caro ai montebellunesi, unitamente alle testimonianze della civiltà contadina di un tempo”.

Classe 1925, Bruno Zamprogno vive con la moglie a Contea, in un’abitazione che negli anni è diventata una sorta di labirinto-museo che più volte è stato aperto anche agli alunni delle scuole in visita guidata per scoprire “come si viveva un tempo”. Una vita trascorsa a realizzare scarpe, prima in maniera artigianale, poi come responsabile di produzione in molte aziende calzaturiere del montebellunese: Zamprogno ha raccolto negli anni anche molte attrezzature ed utensili appartenenti a quel mondo, oltre ad una vasta collezione di scarpe fatte a mano, alle quali è affezionatissimo. Il suo desiderio di presentare la sua vasta collezione in un luogo pubblico si sta realizzando proprio in questi giorni. Dopo diversi anni da quando Zamprogno aveva espresso questa sua volontà, grazie all’interessamento dell’assessore alla cultura del Comune di Montebelluna, Alda Boscaro, e del sindaco, Marzio Favero, si è completato in settimana il trasferimento degli oggetti dall’abitazione di Zamprogno verso i locali dell’ex Tribunale. L’operazione fa parte di un progetto portato avanti dal Museo civico di Montebelluna che ha visto il coinvolgimento esterno della dottoressa Giorgia Bonesso che ha scelto la collezione di Zamprogno come caso studio all’interno del programma internazionale Re-Org dell’Iccrom (l’organizzazione intergovernativa internazionale che fornisce consulenza scientifica per conto del Comitato Unesco realizzando interventi di recupero e salvaguardia del patrimonio mondiale).

Nella prima fase dell’operazione sono stati inventariati tutti gli oggetti donati, cui è seguito l’imballaggio in sicurezza ed il trasferimento presso l’ex Tribunale in piazza Negrelli dove la collezione prenderà la forma di un “deposito visitabile”. Questa seconda fase sarà invece gestita direttamente dal museo, dal direttore, Monica Celi, e dal conservatore, Emanuela Gilli. La collezione occuperà due stanze, mentre per il prossimo anno è prevista una mostra temporanea, spin off della Mostra dedicata alla scienza e allo sport che il Museo sta programmando in questi mesi. Una volta pronto l’allestimento del “deposito museale”, saranno anche organizzati laboratori specifici a tema aperti agli alunni delle scuole. La collezione sarà visitabile presso l’ex Tribunale a partire da settembre, assieme alla mostra fotografica “Le nostre botteghe – bar, osterie, laboratori”, frutto delle ricerche di Bepi Filippin. “Era da tempo che aspettavo questo momento perché credo che tenere così tanti oggetti e così rappresentativi all’interno della mia abitazione fosse quasi uno spreco. Sono contento che l’amministrazione abbia recepito questa mia volontà che farà sì che questo tesoro sia riscoperto da molti”, commenta il signor Zamprogno. “Un grazie di cuore va Zamprogno perché la sua passione di una vita oggi si traduce in un patrimonio etnografico censito e catalogato a disposizione degli studiosi ma anche del pubblico. Non dimentichiamo che le origini della nostra città si trovano in quella cultura artigianale del lavoro che ha dato a Montebelluna non solo una vocazione produttiva, ma anche un’identità sociale estremamente forte. In questo caso la passione di un singolo diventa un patrimonio collettivo. A lui va il nostro ringraziamento più sincero”, commenta il sindaco, Marzio Favero.

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