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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca Caerano di San Marco

Si apparta con la fidanzatina, picchiato e sequestrato dalla famiglia di lei

I fatti, risalenti a otto anni fa, sono arrivati ora nella aule giudiziarie. A processo ci sono il patrigno e la madre della ragazza

Sequestrato e picchiato dalla famiglia della fidanzatina, minacciato perché se avesse detto qualche cosa si sarebbero accaniti su di lui e soprattutto sulla sua famiglia. Sono questi i fatti accaduti 8 anni fa e per cui sono finiti a processo, con l'accusa di lesioni aggravate e sequestro di persona,  il patrigno della ragazza e la madre,entrambi di 50 anni. Teatro della vicenda è una villetta a Caerano San Marco che sarebbe stata la prigione dove per una lunga ora e mezza il ragazzo, al tempo dei fatti uno studente di terza media, sarebbe rimasto prigioniero in balia della violenza dell'uomo, fino all'arrivo di una gazzella dei carabinieri che, allertati dalla madre del giovane, suonano al campanello dell'abitazione.

Il  22 novembre del 2012 il ragazzo e la ragazza, approfittando del fatto che i genitori di lei sono usciti, si appartano nella camera dei lei. «Io - dice il giovane durante la sua deposizione in aula - sapevo che il padre è un tipo razzista, non voleva che io frequentassi sua figlia». «Ad un certo punto - continua -  abbiamo sentito che i genitori erano rientrati. Dopo un primo momento in cui non sapevamo cosa fare, lei ha deciso di rivestirsi e di scendere ammettendo la mia presenza. A quel punto ho sentito il patrigno salire e ho visto distintamente la canna di un fucile. E' entrato nella stanza dove io ero rimasto e me l'ha puntata addosso». «Ti sparo, ti ammazzo» sarebbero state le parole dell'uomo. Poi, con il ragazzo in stato choc, viene avvicinato dalla moglie. «Lei - dice il giovane - gli ha detto di mettere via il fucile, di aspettare perché gli avrebbe portato la mazza da baseball con cui doveva rompermi le gambe».

Il ragazzino resta a terra in balia del 50enne, che lo colpisce più volte con la mazza.  Poi arrivano un paio di telefonate al suo cellulare e in qualche maniera fa capire dove si trova. «All'inizio - racconterà la madre in aula - quando chiamavo mi rispondeva l'imputato, fingendosi un amico. Mi ha anche detto che erano a Montebelluna presso la stazione dei treni; io ci sono andata, volevo sapere dove era mio figlio visto che si stava facendo tardi ma non ho visto nessuno».

La donna racconta di aver chiamato i carabinieri e di essersi recata con loro presso l'abitazione della fidanzatina del figlio. «Ma a quel punto - torna a dire il protagonista della vicenda - mi hanno fatto uscire da una porta secondaria. Il patrigno mi ha detto che non dovevo fare parola a nessuno di quello che era successo altrimenti avrebbe ucciso me e la mia famiglia. E mi ha intimato di sparire». Il ragazzo, successivamente, viene ritrovato presso la piazza di Caerano, con evidenti ecchimosi alle gambe, ferite per le quali sarà portato al pronto soccorso.

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