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Martedì, 27 Febbraio 2024

Disabile rapinata: «Presa a calci anche quando ero a terra, sapevano della cassaforte»

I minuti di terrore vissuti da Monica Biasin, 60 anni, nella sua abitazione di via Buonarroti a Casale sul Sile. I banditi avevano un accento dell'est e si sono accontentati di un bottino di 350 euro, il denaro che serviva alla donna per pagare l'Imu

«Quei due sapevano che c'era una cassaforte». Ne è convinta Monica Biasin, disabile 60enne, rimasta vittima lunedì sera, 5 dicembre, di una rapina nella sua abitazione di Casale sul Sile, in via Michelangelo Buonarroti, in cui vive sola. La donna è stata aggredita in casa da due banditi, con il volto travisato da caschi (si ipotizza siano poi fuggiti a bordo di uno scooterone) che l'hanno spintonata e presa a calci mentre era a terra, nonostante lei avesse assecondato le loro richieste di sapere dove fosse il denaro. Il bottino però non era quello che loro si aspettavano: sono fuggiti con un bottino di appena 350 euro circa. Monica Biasin è ancora sconvolta per l'accaduto, ha riportato la frattura di due costole (per cui è stata visitata già lunedì sera all'ospedale Ca' Foncello di Treviso), ma il racconto di quei minuti di terrore è lucido e preciso.

Accento tipico dell'est Europa, alti di statura, senza guanti e con tatuaggi sulle mani oltre ad un caratteristico profumo (Eau Sauvage di Dior): questo il sommario identikit dei malviventi che sono entrati nella sua abitazione, attorno alle 17, proprio quando la padrona di casa stava per chiudersi in casa, serrando la porta d'ingresso visto il calare dell'oscurità e il maltempo in arrivo. La 60enne era preoccupata di ricevere visite indesiderate: da qualche giorno non rispondeva infatti neppure più al suono del campanello. Ultimamente capitava sempre più spesso che qualcuno suonava ma poi quando la padrona di casa andava a controllare chi ci fosse, non trovava nessuno. Il sospetto è che i rapinatori, arrivati al portone della donna dopo aver superato un cancello scorrevole che solitamente non resta chiuso a chiave (il motore è rotto da tempo), avessero già studiato da tempo la situazione, compiendo dei precedenti sopralluoghi. Sulla rapina indagano i carabinieri del nucleo investigativo di Treviso. Svolti lunedì sera in casa rilievi scientifici a caccia di impronte e altre tracce da ricondurre ai banditi. Purtroppo non vi sarebbero in zona telecamere utili alle indagini.

«Hanno aperto la porta e sono stata colpita al volto e quindi sono caduta per terra: poi mi hanno dato una pedata e mi hanno detto "so che lei qui ha una cassaforte" e mi hanno dato un'altra pedata. Gli ho detto "si, è li, prenda quello che c'è dentro, non c'erano tanti soldi ma li ha presi tutti" e dopo sono spariti» racconta Monica «due uomini, con il casco integrale, sono entrati dal cancello che si apre a mano, si è rotto il motore, quindi sapevano già tutto: come facevano a sapere della cassaforte? non ho fatto la coraggiosa perchè se tirano fuori il coltello... invece mi hanno dato solo tante pedate, mi hanno incrinato due costole ma poteva andarmi peggio. Sono stata in pronto soccorso e avevo chiamato anche i carabinieri: mi hanno consigliato di andare al pronto soccorso. Visto l'andazzo qui, ti menano anche per 10 euro... sono solo codardi».

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