Rivolta alla caserma Serena, pronte 3 espulsioni e 20 denunce per i richiedenti asilo

La Prefettura di Treviso ha individuato gli ospiti del centro accusati di aver fatto scoppiare la rivolta nel centro accoglienza di Casier. Sotto indagine l'operatore positivo al virus

Polizia all'ingresso della Caserma Serena nei giorni scorsi

Il Prefetto di Treviso, Maria Rosaria Laganà, sarebbe pronta a emettere una serie di importanti provvedimenti contro i richiedenti asilo ritenuti responsabili delle rivolte scoppiate giovedì 11 e venerdì 12 giugno all'ex caserma Serena di Casier.

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Come riportato da "Il Gazzettino di Treviso", a partire dal 22 giugno, giorno in cui finirà l'isolamento preventivo a cui sono stati sottoposti i migranti, almeno tre di loro dovrebbero venire espulsi dall'Italia mentre dovrebbero essere una ventina le persone denunciate per il coinvolgimento diretto negli scontri che avevano portato all'aggressione del personale medico dell'Ulss 2 e agli scontri con le forze dell'ordine intervenute in loro soccorso. Nel fine settimana appena trascorso la situazione è tornata alla normalità e non si sono registrati nuovi scontri nel centro accoglienza. La Prefettura di Treviso avrebbe però individuato i responsabili da cui è partita la rivolta nel centro accoglienza. Al momento nessun provvedimento può essere applicato visto l'isolamento imposto dalle misure di prevenzione contro il Covid-19. Prima dell'espulsione definitiva dei richiedenti asilo dovrà arrivare anche il via libera del Ministero. La Prefettura di Treviso ha comunque già espresso la volontà di ridurre drasticamente il numero di ospiti all'interno del centro accoglienza di Casier, nella speranza di evitare che episodi simili tornino a ripetersi. L'isolamento finirà domenica 21 giugno: il timore è che i responsabili, accusati di aver fatto scoppiare la rivolta nel centro, possano uscire e scappare dalla caserma già nelle prime ore di lunedì prossimo se non verranno presi provvedimenti immediati nei loro confronti. Nei guai anche l'operatore pakistano di Nova Facility che, tornato in Italia, ha falsato i controlli sanitari assumendo ibuprofene per abbassarsi la febbre, avendo paura di perdere il lavoro alla "Serena" se fosse risultato positivo al virus, venendo messo in quarantena. Per il momento resta sotto indagine, ma rischia una denuncia e addirittura il carcere con l'accusa di attentato alla salute pubblica se i contagi nel centro accoglienza dovessero aumentare ancora nei prossimi giorni. 

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