Cronaca Castelfranco Veneto

Delitto Tassitani, dentro alle lettere del "corvo" non c'è nessuna verità

Completamente “estraneo ai fatti” il mandante, citato nelle missive che la Procura di Treviso ha inviato l'anno scorso ai magistrati lagunari. Per il pm veneziano Terzo, che aveva seguto la indagini nel 2007, Michele Fusaro ha fatto tutto da solo

Il presunto complice e mandante delle azioni del falegname bassanese, segnalato nelle tre lettere anonime, è risultato completamente “estraneo ai fatti”. E' questa la conclusione a cui è arrivato il pm veneziano Paolo Terzo, che ha investigato la circostanza e che coordinò le indagini, nel 2007, che portarono all’arresto di Michele Fusaro, colpevole del rapimento l'assassinio di Iole Tassitani.

Le missive, giunte in mano alla Procura di Treviso lo scorso anno e subito le trasmise per competenza ai magistrati lagunari, alimentavano il dubbio che Fusaro, condannato a 30 anni, non avesse agito da solo.  Nelle tre lettere, tutte anonime, due delle quali recapitate nel febbraio dello scorso anno a casa Tassitani, appare bianco su nero il nome del presunto, e del tutto ipotetico, “mandante” del delitto:  un uomo castellano, volto noto in città, di origini slave e di etnia sinti. Il presunto complice e mandante delle azioni del falegname bassanese, segnalato nelle lettere, è risultato però completamente “estraneo ai fatti”. «Fusaro ha fatto tutto da solo» la conclusione del pm Terzo.  Non ebbe alcun aiuto, secondo gli inquirenti, nel pianificare il rapimento, gestirne il sequestro e infine nel tentare di far sparire il corpo della povera Iole, fatto a pezzi e ritrovato nel garage del falegname a Bassano.

Per la Dda di Venezia insomma quelle tre lettere non svelano alcuna verità nascosta. Fusaro, che conosceva Iole Tassitani e che a pochi giorni dal sequestro, avvenuto il 12 dicembre 2007, era stato subito individuato dalle forze dell’ordine. «Avevamo capito  che era un sequestro finito male, lei lo aveva riconosciuto e lui, spaventato, l’aveva uccisa» la ricostruzione della Procura. Ma in quei giorni  gli investigatori avevano passato al setaccio ogni contatto di Fusaro, verificato telefonate, messo sotto torchio qualsiasi conoscenza anche fugace, arrivando ad escludere categoricamente la presenza di complici. Una ricostruzione riconfermata dalla Procura lagunare anche adesso, dopo gli ulteriori accertamenti seguiti alle lettere anonime: «Non ci sono lati oscuri».

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