Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca Castelfranco Veneto

Suicida dopo un ricatto sessuale, due persone condannate

La vittima, una donna di 40 anni madre di due figli residente a Castelfranco, era caduta nella trappola di un uomo di 27 anni e la compagna che avevano pubblicato una sua foto in biancheria intima su Facebook. Ora il legale della famiglia chiede un milione di euro di risarcimento

Suicida dopo ricatto sessuale, il legale della famiglia chiede 1 milione di euro di risarcimento

Era il 2014 quando una giovane donna di Castelfranco, madre di due bambini, si suicidò nel bagno di casa per la vergogna di aver visto pubblicate su Facebook alcune sue foto intime. Gli ideatori di quel ricatto estorsivo sono stati condannati nei giorni scorsi a tre anni e quattro mesi di reclusione. L'avvocato Pietro Guidotto, il legale della famiglia, vuole inoltre chiedere 1 milione di euro, 300 mila per ciascuno dei due figli e per il marito, in sede civile come risarcimento del danno.

E' approdato a sentenza, diventando a tutti gli effetti uno dei giudizi in abbreviato più lunghi essendo durato oltre quattro anni, il processo a Gennaro Di Bonito e la compagna Enza Iovinelli, entrambi 27enne residenti a Pozzuoli. Erano accusati di tentata estorsione, diffamazione on-line, sostituzione di persona e morte come conseguenza di altro reato. Sono stati condannati per tutti i capi d'accusa, tranne l'ultimo dal quale sono stati assolti per non aver commesso il fatto. Il gup Angelo Mascolo li ha interdetti dai pubblici uffici per 5 anni e ha disposto che paghino una provvisionale immediatamente esecutiva di 20.000 euro.

La storia prende avvio nell'autunno del 2014, quando su Facebook la quarantenne castellana viene contattata da un tale Fabio Schiavone, di 35 anni, titolare della fantomatica ditta di TechnolgyShop Italia di Milano. Lui, giovane aitante come mostravano le foto del suo profilo Facebook, la aggancia con la scusa di venderle due cellulari. Ne nasce però una relazione virtuale: prima parole, poi  richieste che si fanno più spinte fino a quando lei cede e gli gira via chat delle foto che la ritraggono in biancheria intima. Quello è il momento in cui la donna cade nella trappola del truffatore.

Lui, che in realtà è bassetto e paffuto, inizia a ricattarla: «Dammi duemila euro oppure faccio vedere a tutti che genere di donna sei, le spedisco a tuo marito e a tutti i tuoi amici, testi della chat compresi». Lei inizialmente prende tempo e cerca di ricondurre il truffatore alla ragione ma Di Bonito, a inizio dicembre 2014, decide che è scaduto il tempo: quelle foto vengono riversate su Facebook, con tanto di post che descrive i suoi gusti sessuali. La donna, assalita dai sensi di colpa, si uccide. La difesa del 27enne e della compagna ha annunciato ricorso in appello.

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