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Indagine della Guardia di Finanza di Treviso

Indagine della Guardia di Finanza di Treviso

Bancarotta fraudolenta, marito e moglie arrestati dalla Guardia di Finanza

Al centro dell'indagine un'officina meccanica di Cornuda, fallita e indebitata per 1,2 milioni. I coniugi, di Castello di Godego, sono arrivati a simulare la vendita di un villino, del valore di oltre 170mila euro, da parte della società fallita

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso, dirette dalla locale Procura della Repubblica, hanno concluso un’operazione a contrasto dei reati fallimentari nei confronti di un’azienda di Cornuda, la Cornuda trucks s.a.s. di via del Lavoro, operante nel settore delle officine meccaniche e riconducibile a due coniugi, nei cui confronti il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. L’indagine, svolta dal Nucleo di Polizia Economico–Finanziaria trevigiano, ha permesso di accertare che i due (un 57enne e una 43enne, entrambi residenti a Castello di Godego, rispettivamente amministratore e socia dell’azienda fallita) avevano congegnato una serie di operazioni aziendali che avevano l’unico fine di distrarre il patrimonio aziendale della società, con un danno cospicuo allo Stato, che vantava crediti tributari e previdenziali per circa 1,2 milioni di euro. Fin dal 2007, infatti, i due arrestati avevano posto in essere quella che il Gip ha definito una vera e propria “scelta imprenditoriale”: eludere totalmente e sistematicamente gli obblighi fiscali e contributivi previdenziali e assistenziali, consentendo così all’impresa di autofinanziarsi a discapito dell’Erario.

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I “trucchi contabili” attuati dalla coppia, grazie ai quali sono stati distratti dal patrimonio dell’azienda oltre 770 mila euro, sono stati di diverso tipo, a partire dal prelievo di somme in contanti senza alcuna giustificazione, per passare al pagamento, tramite i conti della società, di fatture riferibili ad altre ditte, sempre gestite dalla coppia, o di spese riferite a esigenze personali (come il conto per diversi soggiorni in strutture alberghiere). Oltre a tutte queste operazioni, con la medesima finalità di sottrarre beni al fallimento, i due sono arrivati a simulare la vendita di un villino di Castello di Godego, del valore di oltre 170.000 euro, da parte della società fallita alla donna, a fronte di un versamento di soli 3.300 euro, facendo figurare che, per la parte restante del prezzo, l’acquirente si fosse accollata una parte dei debiti tributari della società. I finanzieri hanno pertanto sequestrato il villino, che il Gip ha considerato profitto del reato.

Quest’ulteriore operazione nel campo dei reati fallimentari testimonia l’attenzione della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Treviso verso un fenomeno che mina la solidità e la credibilità del sistema economico nel suo complesso. L’impegno delle Fiamme Gialle mira dunque a tutelareil mercato dei capitali, l’economia legale e la corretta concorrenza tra le imprese.

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