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Il denaro sequestrato

Il denaro sequestrato

Fatture false e riciclaggio, arrestato prestanome trevigiano

Scoperto dalle fiamme gialle di Venezia un giro di fondi neri da 60 milioni di euro. I finanzieri hanno ricostruito un'organizzazione composta da imprenditori del Portogruarese ed esponenti della criminalità cinese. Quattro persone in arresto

Wooden Heads. Ossia teste di legno, prestanome. La guardia di finanza di Venezia, sotto il coordinamento della procura di Pordenone, ha eseguito stamattina una serie di misure cautelari, sequestri e perquisizioni tra le province di Venezia, Padova, Treviso e Udine nei confronti dei responsabili di un giro di false fatturazioni e riciclaggio. Quattro gli arrestati, rispettivamente di Fossalta di Portogruaro, Portogruaro, San Michele al Tagliamento e un 70enne di Cessalto: tre di loro sono finiti in carcere, un altro ai domiciliari. Il valore totale dei beni sequestrati, tra contanti, veicoli e immobili, è di circa 10 milioni di euro.

Le indagini si sono sviluppate a partire dai dati contenuti in un hard disk e in uno smartphone di proprietà di uno degli indagati: i finanzieri hanno così ricostruito l'esistenza di un'organizzazione, con base nell'area di Portogruaro, che riciclava soldi "neri" di imprenditori italiani emettendo fatture per operazioni inesistenti nel settore del commercio di rottami e bancali, versando poi il denaro su conti correnti esteri intestati a prestanome. Una volta accreditati, i capitali venivano trasferiti con un ulteriore passaggio ad una banca di Shangai.

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Nel giro erano coinvolti esponenti della criminalità cinese della provincia di Padova: erano loro a incassare i contanti delle somme bonificate, depurate di una percentuale per il servizio. In questo modo gli imprenditori italiani, oltre a contabilizzare costi inesistenti, si sono precostituiti fondi neri da impiegare per fini personali o per alimentare altri circuiti di evasione fiscale. Il giro d’affari al momento ricostruito dai finanzieri della compagnia di Portogruaro supera i 60 milioni di euro. Le indagini sono state dirette dal procuratore di Pordenone, Raffaele Tito, e dal sostituto procuratore Monica Carraturo. 

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