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Cronaca Cison di Valmarino

Strage di Santo Stefano di Cadore, Angelika Hutter avvistata nel bosco delle Penne Mozze

La 32enne tedesca responsabile della tragedia sarebbe stata riconosciuta da un uomo: nei giorni precedenti all'incidente sarebbe stata nel territorio comunale di Cison di Valmarino

Pochi giorni prima della strage di Santo Stefano di Cadore Angelika Hutter, la donna che ha travolto il piccolo Mattia, il papà Marco Antonello e la nonna Grazia Zuin, tutti e tre falciati dall'auto con al volante la 32enne tedesca, sarebbe stata a Cison di Valmarino. Una presenza la sua, riporta Il Gazzettino, che in quei giorni era passata inosservata e che solo dopo l'incidente del 6 luglio è balzata nella mente di chi ha notato quella donna bivaccare nella sua auto poco lontano dal bosco delle Penne Mozze.

«Quando la sera del 6 luglio ho visto alla televisione le immagini di quanto era accaduto a Santo Stefano di Cadore e in particolare il rottame dell'Audi scura, mi è subito venuta in mente quella stessa macchina che solo pochi giorni prima avevo visto in piazzale Peroz - testimonia il cisonese B.I. - e poi, quando hanno diffuso la foto dell'investitrice, l'ho subito riconosciuta: era quella ragazza che bivaccava ai margini del bosco. L'avevo vista due giorni di fila e sempre lì. Era strana, pareva impaurita, ma anche sospettosa».

Alla fine della valle di San Daniele, passato il bosco delle Penne Mozze, c'è piazzale Peroz. Qui la strada, via delle Tofane, si conclude. Da qui si apre il bosco e si prendono i sentieri dell'asta, del Pissol e della Scaletta per salire al bivacco dei Loff. C'è uno spiazzo asfaltato, in cui possono sostare meno di una decina d'auto. E qui c'era l'Audi nera in sosta. «Quando siamo arrivati - riporta l'uomo che l'avrebbe vista - subito quell'auto ha attratto la nostra attenzione. Il baule era aperto e poi c'era un filo tirato per stendere la biancheria. Era evidente che qualcuno si era accampato. Ma l'auto era vuota. Noi ci siamo diretti verso il bosco delle Penne Mozze, c'è piazzale Peroz. Da qui si apre il bosco e si prendono i sentieri dell'asta, del Pissol e della Scaletta per salire al bivacco dei Loff. C'è uno spiazzo asfaltato, in cui possono sostare meno di una decina d'auto. «Mi sono diretto verso il bosco e da qui è spuntata una donna giovane. L'ho salutata per educazione, ma da lei nessuna risposta. Borbottava qualcosa di incomprensibile. Dopo che ci ha visti si è spinta nel bosco. Pareva impaurita, ma anche sospettosa, dormiva nel baule della macchina che era aperto. Il braccio era a penzoloni fuori dall'auto. Il mio cane le ha annusato la mano. Lei si è alzata ed è andata via. Sempre senza dire nulla. Nell'auto c'era di tutto: era piena di cianfrusaglie, c'era un materasso, delle coperte, pentole. Ho pensato che fosse lì per fare delle camminate per qualche giorno».

Il giorno dopo, venerdì 30 giugno, l'anziano, sempre secondo il quotidiano, l'uomo sarebbe risalito nel bosco alla ricerca di un po' di fresco e per fare due passi. E si è ritrovato sempre l'Audi e la donna. «Stessi comportamenti strani dice, non mi ha detto nulla, era sempre schiva. Mi è parsa strana ma tanti ragazzi al giorno d'oggi sono avventurieri e mi sono detto che fosse anche lei così». Giovedì 6 luglio, quando sono passate le immagini della strage di Santo Stefano di Cadore, al cisonese è venuto un colpo al cuore quando ha visto la foto della ragazza: «L'ho riconosciuta subito».

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