Delitto di Rolle, parla il compagno di cella di Papa: «Aveva il terrore di essere spiato»

Il 35enne è a processo con l'accusa di essere l'assassino di Loris e Anna Maria Nicolasi, i coniugi trucidati a colpi di roncola la mattina del 1 marzo del 2018

Il luogo dell'omicidio

«Quando parlavamo della sua situazione lui non ha mai detto di essere innocente ma si limitava a sostenere che non ci sono prove contro di lui». A parlare è un compagno di cella di Sergio Papa, il 35enne a processo con l'accusa di essere l'assassino di Loris e Anna Maria Nicolasi, i coniugi trucidati a colpi di roncola la mattina del 1 marzo del 2018 nel giardino della loro casa di Rolle, una frazione di Cison di Valmarino. L'uomo ha riferito delle sue conversazioni con l'imputato l'udienza odierna. Papa, che deve rispondere di duplice omicidio volontario, ha ascoltato quasi impassibile il compagno di cella (il 35enne è in custodia cautelare nel penitenziario di Santa Bona) raccontare delle loro "chiacchierate" sulla vicenda.

«Papa -ha riferito il detenuto- era paranoico, ossessionato dal fatto che nella cella si fossero microfoni nascosti e per questo non voleva parlare di quello che è successo a Rolle. Mi rispondeva scrivendo bigliettini che poi buttata dentro al wc. Mi faceva segno con il dito sulle labbra di non parlare. A me dispiaceva per lui anche perchè gli altri detenuti non lo trattavano bene anche per quello di cui era accusato, cioè l'omicidio dei due anziani. E non ha mai detto di essere innocente e di non essere stato lui, quando è uscita la notizia del ritrovamento delle traccie di dna ha sempre ripetuto che non avevano  prove contro di lui».

Nel corso dell'udienza confronto a distanza anche tra i Ris di Parma, che hanno effettuato i test da cui sono emerse tracce del dna di Papa sotto un'unghia di Annamaria Nicolasi, e la genetista consulente della difesa, affidata all'avvocato Alessandra Papa che nel pomeriggio ha accusato un lieve malore, facendo decidere al presidente della giuria Michele Vitale di sospendere il processo, che è stato rimandato al prossimo 3 ottobre.

Per il nucleo scientifico dell'Arma la quantità di materiale genetico di Papa rilevato sotto un'unghia della Nicolasi è "importante", tanto da far scartare l'ipotesi che si tratti di una "contaminazione" casuale perchè in realtà il contatto tra i due sarebbe stato "importante". «E' una quantità rilevante per noi genetisti -ha ribattuto il perito della difesa- in realtà si tratta di 140 microgrammi, come dire 1 goccia di acqua in mezzo ad altre 10 mila. Non potendo stabilire di che cosa si tratti, dato che determinare la natura di quel materiale avrebbe impedito successivamente di tracciare il dna, che il contatto tra i due sia stato ad esempio un graffio della donna per difendersi è solo una delle ipotesi, ma ve ne sono altre che spiegano quella presenza di materiale genetico senza dover ricorrere alla teoria dell'aggressione e della colluttazione».

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