Delitto di Rolle, inamissibile la testimonianza di un carabiniere che aveva seguito Papa

In aula ha deposto anche un maresciallo della Guardia di Finanza che il 3 e 4 marzo era in servizio presso il seggio elettorale di Refrontolo dove la domenica delle elezioni legislative Papa si è recato a votare

Sergio Papa

"Inammissibile". Così si è espressa la Corte nell'udienza di oggi del processo a Sergio Papa, il 35enne accusato del duplice omicidio di Loris e Annamaria Nicolasi, trucidati a colpi di roncola nel giardino della loro casa di Rolle la mattina del 1 marzo del 2018. A non essere ammessa è stata la deposizione di uno dei testi della pubblica accusa, un carabiniere che avrebbe svolto attività di osservazione su Papa nei giorni immediatamente successivi al delitto. «Nella lista testi era scritta qualche cosa di diverso -ha tuonato il difensore di Papa, l'avvocato Alessandra Nava- non è possibile che il teste risponda a domande del pubblico ministero su cose rispetto alle quali la difesa non è preparata, che non sono presenti nel fascicolo e rispetto alle quali non è stato possibile svolgere indagini difensive». Acceso lo scontro verbale tra la Nava e il pm Davide Romanelli, al termine del quale il presidente della giuria Michele Vitale ha deciso di ritirare la Corte per deliberare sul punto. Poi, dopo circa mezzora, la decisione.

L'udienza si era aperto con il completamento della deposizione del consulente di parte della difesa, Solange Sorçaburu Ciglieri, genetista dell’istituto di medicina legale di Trieste, secondo cui la quantità di Dna di Papa trovata sotto un unghia di Annamaria Nicolasi e che per l'accusa sarebbe un indizio del fatto che la donna si sarebbe difesa durante l'aggressione, potrebbe in realtà essere il risultato del fatto che il reperto su cui è stato condotto l'esame da parte del Ris di Parma non sarebbe stato conservato in maniera corretta. Spiegando che quella quantità di Dna potrebbe essersi accumulata provenendo dalle altre unghie della mano della Nicolasi, conservate insieme a quella che ha dato esito positivo. «Sono stati violati tutti i protocolli prima dell'intervento del Ris -ha spiegato l'avvocato Nava- protocolli che esistono proprio per garantire la correttezza dei test soprattutto genetici». Un tesi fermamente respinta dal pubblico ministero.

In aula ha deposto anche un maresciallo della Guardia di Finanza  che il 3 e 4 marzo era in servizio presso il seggio elettorale di Refrontolo dove la domenica delle elezioni legislative Papa si è recato a votare. «Sapevamo che era attenzionato -ha spiegato- l'ho riconosciuto e come chiesto ho scattato una foto mentre era in coda per farsi consegnare la scheda». Immagine in cui si vedrebbe il volto del 35enne con un evidente graffio alla guancia destra.

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«E' grave -è il commento dell'avvocato Alessandra Nava  al termine dell'udienza- che sia stata la conferma della strumentalità dell’asserito mancato esame dattiloscopico del contenuto della scatola del cellulare sequestrato il 3 marzo 2018 che ha comportato la proroga della custodia cautelare in carcere fino al rinvio a giudizio. Come si sospettava tale esame era stato effettuato dai Ris nei termini anche se gli inquirenti hanno riferito che mancasse la specificazione nella relazione inviata. Stupisce che alcuno degli inquirenti ne’ il pubblico ministero hanno ritenuto di verificare se l’accertamento fosse saltato effettivamente attendendo piuttosto una settimana prima della scadenza termini di marzo 2019 per chiedere la proroga della custodia facendo pagare al contribuente un esame dattiloscopico già effettuato».

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