Delitto di Rolle, Papa parla per la prima volta in aule e ribatte ad una testimone

L'imputato per il massacro dei coniugi Nicolasi spiega quanto avvenuto alla vigilia dell'omicidio, entrando in un locale della zona. «Ho ordinato uno spritz -ha spiegato- un tramezzino e un caffè. Ma lei si è confusa, io non avevo lo zaino»

Sergio Papa

«Non avevo nessuno zaino. In quel locale ho ordinato uno spritz, un tramezzino e un caffè. Ma lei si è confusa, io non avevo lo zaino». Sono le prime parole pronunciate da Sergio Papa, il 35enne accusato di aver trucidato a colpi di roncola i coniugi Loris e Anna Maria Nicolasi, a Rolle, durante il processo che lo vede alla sbarra con l'accusa di duplice omicidio volontario. Papa ha rotto il silenzio per correggere la controversa deposizione di Rosa Romano, l'ex proprietaria della pizzeria "Le Fronde" di Refrontolo in cui, la sera del 28 febbraio, alla vigilia del duplice omicidio, sarebbe entrato in evidente stato confusionale.

Durante le indagini Rosa e Romani aveva raccontato di conoscere Papa di vista da almeno 3 anni. «Quella sera -aveva riferito ai carabinieri- è entrato nella mia pizzeria per bere uno spritz e ha mangiato un tramezzino. Era in condizioni fisiche pietose, con le scarpe sporche». E' il 28 febbraio, la sera che precede la mattanza dei Nicolasi. Incalzata dalle domande del pubblico ministero Davide Romanelli la teste compie però una vera e propria inversione a "U" rispetto a quanto dichiarato in precedenza. «Non ho mai detto che parlava da solo -dice cambiando versione- e da me non ha mangiato il tramezzino».

E' un colpo di scena che fa infuriare l'accusa ma lei ribadisce: «Mi dispiace, io queste cose non le ho dette. Non sto negando il verbale, non mi ricordo se ho riletto quelle mie dichiarazioni». Il pubblico ministero Romanelli minaccia allora l'incriminazione per falsa testimonianza ed è a questo punto che entra in scena Papa, che di fatto smentisce sua volta la teste. «Ho ordinato uno spritz, un tramezzino e un caffè -dice rivolgendosi direttamente a Rosa Romano- Abito a 20 metri dalla pizzeria - prosegue l'imputato - sento dire che sarei scappato di casa, mi sembra francamente eccessivo. E comunque quando dice che avevo lo zaino si è confusa, io non avevo nessuno zaino».

Il fratello Roberto e la cognata del presunto omicida, chiamati come testi dalla pubblica accusa, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere a raccontare di aver visto Papa nelle ore successive all'orrore consumatosi nel giardino della casa dei Nicolasi è un vicino di casa del fratello del 35enne. «Non mi ricordo di graffi sul volto -spiega rispondendo alle domande del pm- ma aveva un arrossamento sullo zigomo destro». Per Romanelli potrebbe trattarsi di un segno lasciato durante una possibile colluttazione forse avvenuta durante l'aggressione.

C'è poi una teste che conferma di aver visto la Panda poi ritrovata bruciata parcheggiata in via Tito Livio a Combai. Sono circa 700 metri dalla casa del fratello, dove è stato notato dal vicino. «Abito in uno dei condomini della zona -ha raccontato- intorno alle 12 ho visto intorno alla macchina un ragazzo sui 35 anni, stava rovistando dalla parte del passeggero, poi dentro al baule. Non l'ho visto in faccia». Il pubblico ministero le chiede se la corporatura di Papa è compatibile con quella della persona che ha visto. L'imputato si alza in piedi e la teste risponde: «Sì, è compatibile».

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