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Class action contro Veneto Banca, sale il numero delle adesioni

Lo studio Zanvettorbruschi fa sapere che "risultano coinvolti nella vicenda svariate categorie di soggetti, tra i quali gli stessi dipendenti"

MONTEBELLUNA Class action contro Veneto Banca, sale il numero di adesioni all’iniziativa lanciata dallo studio legale Zanvettorbruschi, che ha costituito un pool di avvocato ed esperti in diritto bancario per intraprendere un percorso finalizzato alla richiesta di un risarcimento danni. “Abbiamo potuto constatare – scrivono dallo studio legale in una nota – come risultino coinvolti nella vicenda svariate categorie di soggetti, tra i quali addirittura gli stessi dipendenti dell’Istituto. Tutti convinti di aver a suo tempo eseguito investimenti certi e fruttuosi”.

Per gli azionisti, si prospettano secondo gli esperti problemi seri. “Le azioni di Veneto Banca da qualche mese risultano prive di mercato, inventibili – prosegue la nota -. Gli stessi operatori dell’Istituto bancario stanno comunicando che tra fine marzo e inizi di aprile sarà rideterminato il valore delle azioni in netta riduzione e senza tuttavia fornire indicazioni utili ai risparmiatori. Al contrario, la Banca medesima continua a non fornire idonee informative ai propri investitori, invitati ad attendere future notizie sull’andamento dei titoli”.

Lo studio Zanvettorbruschi sta quindi improntando le prime difese in sede stragiudiziale, auspicando un accordo con la banca. “Nel frattempo – fanno sapere i legali - gli esperti dello studio stanno raccogliendo la documentazione e le testimonianze da parte dei risparmiatori che tutti sostengono come la Banca li abbia obbligati all’acquisto dei titoli azionari, soprattutto laddove l’Istituto ha concesso erogazione di prestiti utilizzando la tipologia del fido su conto corrente bancario. Millantando l’erogazione di prestiti con tassi agevolati (in quanto proposti ai soci azionisti), la Banca pare abbia così convinto i richiedenti che l’acquisto dei titoli fosse necessario ai fini dell’ottenimento dell’erogazione del finanziamento in quanto apposti a garanzia di solvibilità, promettendone in seguito il riacquisto da parte della Banca all’atto dell’estinzione – accusa lo studio legale -. Il tutto con conseguenze evidenti in capo ai correntisti che per un verso si trovano ora ad essere debitori dell’Istituto per il fido concesso e, paradossalmente, anche creditori per i titoli investiti ora invedibili sul mercato. Molto spesso peraltro, tale situazione mette in grave difficoltà non solo intere famiglie ma anche numerose attività di impresa che hanno investito sui titoli azionari (che nei primi tempi in effetti pareva dessero buoni risultati)”. I legali stanno cercando, per tali ipotesi, di acquisire quante più informazioni dai clienti, elementi utili ai fini dell’azione legale di carattere collettivo.

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