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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Cronaca

Decine di bombe della Grande guerra, l'incredibile scoperta in un'abitazione

Blitz dei carabinieri in un'abitazione di Comelico Superiore: durante una perquisizione sono spuntati 2 fucili dei primi del ‘900 ma anche oltre 80 bombe a mano, alcune in pessimo stato di conservazione, oltre a numerosi proietti di artiglieria

Che vi sia un collegamento tra quanto ritrovato dai Carabinieri a Comelico Superiore e la colorazione del Piave rilevata nei giorni scorsi è da escludere. Potrebbe trattarsi di un evento collegato, cioè che qualcuno si sia voluto liberare rapidamente di materiale che aveva in casa e che ha poi colorato il Piave, disfacendosene prima di poter essere controllato. Sta di fatto che nei giorni scorsi, prima della colorazione del Piave, i Carabinieri di Cortina, nell’ambito di un servizio di controllo alle armi sul territorio, hanno bussato all’abitazione di un uomo di Comelico Superiore, per effettuare un controllo. All’arrivo dei militari il proprietario ha subito condotto i Carabinieri nel luogo ove custodiva un elevato numero di reperti della Grande Guerra, verosimilmente raccolti per attività di collezionismo militare. Un collezionismo, che va precisato subito, è disciplinato dalla legge e che presuppone una serie di adempimenti ma soprattutto non esclude affatto le responsabilità in materia di detenzione di materiale bellico o esplosivo, spesso rinvenuto attraverso un’attività clandestina di metal-detecting. Tale condotta, che configura specifiche fattispecie penali, risulta pericolosissima stante la talora perfetta efficienza degli ordigni, che costituiscono un pericolo per chi li maneggia, spesso con l’intenzione di estrarne la carica esplosiva per poi rivendere l’involucro in qualche mercatino di settore piuttosto che sul web.

In questo ambito si è svolta la perquisizione dei Carabinieri che hanno rivenuto 2 fucili dei primi del ‘900 ma anche oltre 80 bombe a mano, alcune in pessimo stato di conservazione, oltre a numerosi proietti di artiglieria. Il materiale pericoloso è stato sottoposto a sequestro e l’uomo dovrà rispondere di detenzione illegale di armi ed esplosivi. Nell’ambito dello stesso servizio i Carabinieri hanno anche proceduto al sequestro di una pistola, a carico di un altro soggetto, che aveva trasferito il luogo di custodia dell’arma senza darne comunicazione all’autorità. Il provvedimento scaturisce dalla norma di legge che prevede il costante controllo delle armi sul territorio e l’obbligo, per chi le custodisce regolarmente, di comunicare prontamente eventuali spostamenti da una abitazione ad un’altra, per consentire i controlli da parte delle autorità di polizia.

I controlli sulle armi costituiscono un obiettivo costante dei Carabinieri sul territorio e il sequestro dei materiali della Grande Guerra dimostra quanto sia importante mantenere l’attenzione su chi pensa di poter svolgere l’attività cosiddetta di “recuperante”, usando strumenti, come i metal detector, per rinvenire nel terreno oggetti afferenti a quelle particolari vicende storiche oltreché a beni di natura più prettamente archeologica.

Come detto, bisogna prestare grande attenzione a questa attività di “collezionismo” militare, perché al di là della legislazione dedicata che, a partire dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, stabilisce regole precise per approcciarsi a questa attività che dev’essere innanzitutto svolta al di fuori di “aree archeologiche” e nei siti individuati quali “cimiteri di guerra” dove è assolutamente vietata, presuppone la consapevolezza che gli oggetti rinvenuti possono essere molto pericolosi. Chiunque rinvenga o possieda reperti mobili o cimeli relativi al fronte terrestre della Prima guerra mondiale “di notevole valore storico o documentario” deve ottemperare all'obbligo di comunicazione, entro sessanta giorni dal ritrovamento, al Comune del luogo della raccolta, indicandone la natura, la quantità e, ove nota, la provenienza, potendosi configurare, in caso contrario, il reato di furto di beni culturali, che sanziona anche la condotta di chi si impossessa di beni culturali appartenenti allo Stato, in quanto rinvenuti nel sottosuolo.

Lo scavo è assolutamente vietato in quanto rientrante nel divieto espresso dall’art. 175 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che proibisce – in assenza di concessione - l’effettuazione di opere per il ritrovamento di beni culturali. Le norme citate non derogano, come detto, alle responsabilità in materia di detenzione di materiale bellico o esplosivo, ed è questo che spesso viene sottovalutato da chi cerca e trova i materiali. La pericolosità e instabilità di questi materiali che, anche se apparentemente innocui, possono essere ancora molto pericolosi.

Per questo i Carabinieri, al momento del ritrovamento nel Comelico, hanno fatto intervenire i Carabinieri Artificieri che hanno messo in sicurezza il materiale prima di sequestrarlo, supportati dall’unità cinofila per la ricerca di esplosivi, che, a seguito della perquisizione, ha escluso la presenza di altro materiale presso l’abitazione. Le attività di controllo proseguiranno nell’intera provincia, sotto il coordinamento del Comando Provinciale di Belluno, ma l’invito dei Carabinieri è chiaro: gli appassionati della montagna e della storia patria segnalino tempestivamente eventuali rinvenimenti e non portino via materiali pericolosi dalle nostre cime. Non è solo un problema legale, ma è soprattutto una questione di sicurezza.

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