Concorso "iPoet 2018": a gennaio vince lo scrittore trevigiano Marco Sandre

La casa editrice LietoColle ha giudicato come migliore produzione quella dello scrittore classe '75 di Motta di Livenza dal titolo "La mia primavera"

MOTTA DI LIVENZA La redazione della prestigiosa casa editrice LietoColle (che nel corso degli anni ha pubblicato ed affermato importanti poeti di valore) invita ogni mese a spedire le poesie con il concorso iPoet. A fine mese la redazione LietoColle sceglie il testo più significativo – si partecipa con un unico testo – che sarà poi pubblicato sulla home del sito e di cui verrà fatto un post in evidenza sulla pagina Facebook.

Così, per dodici mesi, verranno messe in risalto dodici poesie ed altrettanti  autori i quali, a fine anno, saranno invitati alla creazione di un piccolo Almanacco iPoet: a ciascun autore sarà dato modo di pubblicare una propria nota biobibliografica e alcune poesie. Nel mese di gennaio ha vinto, con la poesia La mia primavera, il poeta Marco Sandre, nato a Motta di Livenza nel 1975 e residente nell’opitergino-mottense. La sua opera sarà pubblicata in una prestigiosa antologia insieme ad altri poeti.

"Nel 1999 ho pubblicato la silloge poetica 'Soli verso le stelle' (con Carmine Brancaccio, Edizioni Eva) - racconta lo scrittore trevigiano - Nello stesso anno pubblico il mio libro di poesia 'Oltre il mar' per Edizioni del Leone (Venezia), presentato dal poeta e critico Paolo Ruffilli. E sono presente, fra le tante, nell’antologia Il fiore del deserto – Omaggio a Giacomo Leopardi nel bicentenario della nascita (con l’alto patrocinio del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati e in collaborazione con l’Università di Cassino e la Cambridge University, con interventi di Mario Luzi, Silvio Ramat e Paolo Ruffilli), Bastogi Editrice, 1998".

La mia primavera 

Anche la città al risveglio

non aspetta, la città guarda dalla cornice dilatata

da una voce, la mia sensibilità elegante

per la tua sensibilità (dove tutto cambia e tutto

è lo stesso) il distacco un po’ ansioso

e ogni volta vissuto, spezzato così fino a perdermi

per restituire silenzi su un altro cielo, il profumo

di mandorle, una muraglia è l’alba improvvisa

recitata e drammatica.

Le nostre strade hanno carattere, presentano

il primo atto coltivato a grano

e sangue intenso

spaventato lo sguardo che sfoglia le pagine di luce

e oscurità, sopra il tavolo, perché i libri più forti

ci ritrovano nell’inchiostro di cartoline

perché sembrano affollare qualsiasi rumore, più dell’assenza

una preghiera umida di semi

penetrati nella terra

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