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Carlo Manfrenuzzi, uno degli imputati dello scandalo Econ

Carlo Manfrenuzzi, uno degli imputati dello scandalo Econ

Caso Econ, per la Cassazione il processo di secondo grado è da rifare

La Quinta Sezione degli Ermellini ha annullato la sentenza con cui la  Corte di Appello di Venezia aveva condannato per bancarotta fraudolenta, a due anni di reclusione, Carlo Manfrenuzzi, ex amministratore delegato ed ex coordinatore provinciale di Alleanza nazionale, Giuseppe Caronna, ex amministratore della società e il veronese Ennio Cozzolotto, che ricopriva la carica di presidente della società

«E' assolutamente assente nella impugnata sentenza ogni riferimento a fatti successivi all’approvazione del bilancio 2007, avvenuta il 30 settembre del 2008, sulla base dei quali fondatamente affermare che il dissesto della società, per effetto di quella deliberazione si sia effettivamente aggravato». Queste le motivazioni con cui il sostituto procuratore genrale della Quinta Sezione della Corte di Cassazione Vincenzo Senatore ha chiesto e ottenuto ieri, giovedì 22 marzo, l'annullamento della sentenza con cui la  Corte di Appello di Venezia aveva condannato per bancarotta fraudolenta a due anni di reclusione (con la sospensione condizionale e la non menzione della pena), sovvertendo il giudizio di primo grado che aveva mandato tutti assolti,  Carlo Manfrenuzzi, ex amministratore delegato della Econ ed ex coordinatore provinciale di Alleanza nazionale, Giuseppe Caronna, ex amministratore della società e il veronese Ennio Cozzolotto, che ricopriva la carica di presidente. Il procedimento torna quindi ai giudici di secondo grado, come chiesto dalla stessa Procura generale.

Manfrenuzzi, Caronna e Cozzolotto (per il quarto imputato, Maurizio Dall’Armellina, ex coordinatore cittadino di Alleanza di Centro, era stato chiesto il prosciogliento) erano stati indagati dalla Procura di Treviso nel 2012 per falso in bilancio e bancarotta fraudolenta in relazione ad una presunta manipolazione dei bilanci della Econ, società che si occupava della raccolta dei rifiuti a Conegliano, controllata per il 60% dal Comune attraverso la “Conegliano servizi” e per il 40% dal socio privato Aspica. Il cosiddetto “scandalo  Econ”, una voragine sui conti da più di un milione euro, era scoppiato nel 2011. Secondo l’ipotesi accusatoria nel 2008 Manfrenuzzi, Caronna, Cozzolotto e Dall’Armellina avrebbero messo mano ai numeri della gestione economica truccandoli in modo da far apparire in salute una attività che invece era sull’orlo del baratro finanziario. Ne sarebbe scaturito un “buco” sui conti della società di oltre un milione e trecentomila euro. L’operazione di falsificazione del bilancio sarebbe servita per consentire la cessione delle quote di minoranza da Aspica al nuovo socio Savno.  Proprio il meccanismo di passaggio di mano della quota detenuta dai privati e alcune irregolarità emerse solo in seguito avevano destato i primi sospetti da parte dell’Amministrazione comunale di Conegliano, che aveva presentato l’esposto da cui è scaturita l’indagine conclusasi originariamente con il rinvio a giudizio dei quattro dirigenti dell’Econ.

In primo grado il sostituto procuratore Mara De Donà, che aveva ereditato il fascicolo dal collega Antonio De Lorenzi, aveva ipotizzato il non doversi procedere in relazione a due dei tre capi di imputazione riguardanti l’ipotesi di falso in bilancio mentre per la bancarotta aveva formulato pesantissime richieste di condanna: quattro anni e sei mesi per Manfrenuzzi e per Caronna, tre anni e sei mesi per Cozzolotto e tre anni per Dall’Armellina. Nel febbraio del 2016 i giudici trevigiani avevano però ritenuto non sussistenti le prove a carico degli imputati, tanto che la loro ‘assoluzione era stata motivata con l’estraneità ai fatti addebitati. “Conegliano Servizi”, che si era costituita parte civile, aveva poi deciso di ritirarsi dal procedimento a seguito di un risarcimenti. Poi la sentenza della Corte d'Appello, che aveva sovvertito tutto.

«Nel caso di specie - aveva sostenuto Senatore nella sua requiristoria -  è noto che dopo l’approvazione del bilancio 2007, avvenuta nel mese di settembre dell'anno successivo, il cda composto dagli attuali ricorrenti si dimise in blocco e fu sostituito da altri componenti che ricostruirono le perdite effettive, così come è noto che appena quattro mesi dopo, il 27 gennaio del 2001, la società fu messa in liquidazione. Nulla è stato, invece, accertato circa la sussistenza di sintomi di insolvenza né è stato provato che vi fossero insoluti o procedure monitorie o esecutive in corso né vi erano inadempimenti o altri fatti esteriori che dimostrino che la società Econ srl non era più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni».

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