Restauro e lucidatura di oggetti sacri, truffate parrocchie e istituti religiosi

Cominciato il processo a carico di Guido Levak, 51 anni, Sandro Levak, 35 anni, Dessa Anna Levak, 51 anni, e Diego Levak, 55 anni. Il raggiro consisteva nel concordare un preventivo che, all’atto della riscossione dei soldi, veniva almeno raddoppiato

La chiesa dei Santi Martino e Rosa di Conegliano

Si presentavano ben vestiti, con materiale informativo professionale e biglietti da visita. I loro clienti, che poi invece si sarebbero rivelate le loro vittime, erano preti, suore e responsabili di istituti religiosi a cui offrivano di  restaurare o lucidare oggetti sacri. Ma si sarebbe trattato di un raggiro che consisteva nel concordare un preventivo che, all’atto della riscossione dei soldi, veniva almeno raddoppiato. Sono le accuse rivolte a quattro componenti della famiglia Levak, tutti difesi dall’avvocato Guido Galletti, residenti in un campo nomadi di Paese. Per loro stamattina, lunedì, è iniziato il processo. Si tratta di Guido Levak, 51 anni, Sandro Levak, 35 anni, Dessa Anna Levak, 51 anni, e Diego Levak, 55 anni.

Le indagini avrebbero appurato che Sandro Levak e Anna Dessa Levak avrebbero estorto, nel febbraio 2015, la somma di 4.900 euro per un lavoro di lucidatura che da preventivo ne sarebbe dovuti costare i 450 euro, minacciando un sacerdote della chiesa dei Santi Martino e Rosa di Conegliano. «Se non paghi ti denunciamo alla alla Curia e finisci sui giornali»: gli avrebbero detto. Guido, Sandro e Dessa Anna Levak devono, invece, rispondere dell’estorsione di 4mila euro ai danni di una suora del Conservatorio Nostra Signora della Visitazione di Loano (Savona) minacciata, nel luglio del 2015, di “farle fare brutta figura” se non avesse pagato. Anche in questo caso, secondo la procura, il preventivo era di 10 volte inferiore.

Sempre i Levak, a vario titolo, tra il novembre 2014 e l’ottobre 2015, si sarebbero resi protagonisti di tre truffe, con importi anche che sfioravano i 20mila euro, ai danni di altri religiosi nelle province di Como e Cuneo. L'indagine era stata avviata dopo che i carabinieri della compagnia di Castelfranco, durante una perquisizione a Paese ad un componente della famiglia Levak per tutt’altra vicenda, trovarono alcuni depliant, con relativi biglietti da visita, in cui veniva pubblicizzata l’opera di restauro e lucidatura di oggetti sacri.

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