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La manifestazione in piazza a Conegliano

La manifestazione in piazza a Conegliano

Manifestazione no vax a Conegliano, in arrivo una raffica di multe

La Digos della Questura di Treviso è al lavoro in queste ore per identificare le persone protagoniste della manifestazione, buona parte delle quali assembrate e senza mascherina

Una quarantina di persone sono già state identificate domenica, direttamente sul posto, altre decine lo saranno grazie alla visione delle immagini videoregistrate dalla polizia scientifica della Questura di Treviso e dalla Digos: per tutti, o almeno per chi non aveva la mascherina, scatterà una multa di 400 euro in base alla normativa anti-Covid. Sono i primi effetti della manifestazione che si è svolta nel pomeriggio di domenica a Conegliano, a pochi passi dal Palasport di via Filzi, e che avrebbe visto la presenza, secondo gli organizzatori, di mille persone. Per le forze dell'ordine erano al massimo 550.

La manifestazione, regolarmente autorizzata dalla Questura, era denominata "In piazza per la libertà" ed era stata organizzata, attraverso un gruppo su Telegram, dall'imprenditore agricolo Devis Bonaldo, 34enne di Orsago e presidente del circolo "Ancora Italia". Lo scopo dell'evento, stando a quanto riportato nella documentazione in cui era stata avvertita la Questura, era protestare contro le difficoltà economiche che vivono attività produttive, commerciali e di ristorazioni a causa delle restrizioni imposte per limitare il contagio del Covid-19. In realtà i temi predominanti, portati avanti dal filosofo Francesco Lamendola e dal medico e sindaco di Santa Lucia di Piave, Riccardo Szumski, nel corso dei loro interventi, sono stati ben altri: dalle vaccinazioni, alle cure per il Covid-19, passando per l'utilizzo della mascherina, fino ad attacchi al Papa e contro l'aborto. In attesa che la Digos concluda l'opera di individuazione dei partecipanti, del caso si è occupata in queste ore anche la Prefettura di Treviso che ha di certo maldigerito quanto accaduto domenica. Nonostante esplicitamente vietato da quanto previsto per la "zona arancione" erano presenti cittadini da fuori provincia e fuori regione.

Il Pd provinciale: «Porteremo il caso in parlamento»

«Quello a cui abbiamo assistito ieri a Conegliano – dichiara Giovanni Zorzi, segretario provinciale del Partito Democratico a Treviso – è uno spettacolo oltraggioso nei riguardi, innanzitutto, della sofferenza di chi ha perso un suo caro a causa di questo virus. Un insulto, poi, ai sacrifici che le nostre comunità stanno facendo da oltre un anno per garantire il rispetto delle misure di contenimento».  «Riunire quasi mille persone, tante delle quali senza mascherina e senza distanziamento, è da irresponsabili, perché espone i partecipanti, i loro familiari, i loro colleghi di lavoro, alla minaccia del contagio – continua Zorzi -. Che a questa manifestazione, dai richiami pericolosamente negazionisti, abbia partecipato pure un sindaco, è un fatto di un’enorme gravità istituzionale. Pretendiamo urgenti chiarimenti da parte del prefetto. Abbiamo già allertato i nostri rappresentanti in Parlamento perché si attivino affinché siano presi tutti i provvedimenti necessari».  Interviene a questo riguardo Roger De Menech, deputato e coordinatore dei parlamentari veneti del Partito Democratico. «Non possiamo tollerare questi comportamenti mai, ma quando a capo ci sono rappresentanti delle istituzioni la cosa è ancora più grave – dice - Un sindaco non solo deve rispettare e far rispettare le regole ma deve dare il buon esempio. I cittadini son già disorientati da centinaia di fake news, le istituzioni non possono contribuire ad aumentare il livello della confusione mediatica, per questo gli organi competenti devono intervenire». La manifestazione ha destato grande disappunto anche nel Circolo cittadino del Partito Democratico di Conegliano, che si fa sentire col segretario Roberto Dall’Acqua. «Szumski – afferma - deve decidersi: o fa il sindaco o fa l’arruffapopolo. Ieri abbiamo sentito cose demenziali che ci fanno fare dei passi indietro nella lunga strada che dobbiamo ancora percorrere per uscire da questa terribile pandemia. Cerchiamo di fare le persone serie e di affidarci con fiducia alla scienza, non ai guaritori».

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