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Cronaca Conegliano

Delitto Ceschin, presentate nuove prove. E le difese rinunciano al Riesame

Oggi 15 maggio il caso sarebbe dovuti tornare al vaglio dei giudici veneziani dopo l'annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione delle ordinanze di custodia cautelare per tre degli indagati. La Procura però ha deciso di trasmettere a Venezia l'intero fascicolo delle indagini preliminari

Nuove prove sembrano inchiodare il mandante Enzo Lorenzon, uno degli esecutori materiali Sergio Lorenzo, Juan Maria Guzman (l'intermediario), Joel Lorenzo (il palo presente sulle scena dell'omicidio) come anche Jose Mateo Garcia, il secondo uomo che avrebbe ucciso Margherita Ceschin, la 72enne assassinata il 23 giugno scorso nel suo appartamento di via XXVIII Maggio a Conegliano. Così le difese hanno deciso di rinunciare al Riesame in programma oggi, 15 maggio, a Venezia. I giudici, come indicato dalla Corte di Cassazione che aveva annullato con rinvio le misure cautelari a carico di Lorenzon, Lorenzo e Guzman, avrebbero dovuto precisare meglio come le intercettazioni telefoniche avrebbero specificato i vari ruoli dei sospettati.

La Procura ha però deciso di inviare al Riesame l'intero fascicolo delle indagini preliminari da cui emergerebbero nuovi elementi di colpevolezza. Nello specifico si tratterebbe del contenuto del messaggio che Sergio Lorenzo avrebbe cercato di inviare, nel corso della scorsa estate, a Lorenzon. Il "pizzino", in cui si dichiarava fedele all'80enne imprenditore agricolo di Ponte di Piave e gli chiedeva un aiuto economico per pagare le spese legali, non arriverà mai all'ex marito della Ceschin. Il "postino", un detenuto anche lui di origine dominicana come tutti gli indagati (ad esclusione di Lorenzon) verrà invece consegnato agli inquirenti. Il caraibico inoltre avrebbe riferito agli investigatori di quanto Lorenzo, suo compagno di cella, gli avrebbe riferito a riguardo del compenso che l'ex marito della vittima - che si trova oggi agli arresti domiciliari in una struttura per anziani - gli avrebbe promesso per il suo ruolo nel delitto: un milione di euro più alcuni immobili nella Repubblica Domicana.

Ma c'è di più. Le carte dell'inchiesta contengono anche alcune telefonate intercettate che intercorrono tra un'altra indagata per concorso in omicidio volontario, Kendy Maria Rodriguez che sarebbe la fidanzata di Jeol Lorenzo, e il cognato Emerson Luciano Lorenzo (quest'ultimo totalmente estraneo alle indagini). «Per quello che deve dare a Sergio sono spiccioli per lui» dice l'uomo riferendosi a Lorenzon, il "vecchio" che sospetta possa essere presto colto da un malore. Lorenzo dice di aver parlato con il fratello che gli ha riferito di una "commissione" e aggiunge: «Se una persona ha i soldi vive bene ed è benestante e commissiona una cosa del genere e offre una cifra, per lo meno deve avere più del 50% disponibile per effettuare il pagamento, perché quello che lui ha commissionato è stato fatto». Lorenzon è per la Rodriguez ed Emerson Lorenzo un “vegetale”, “un vecchio che ha quasi raggiunto la moglie”. E Sergio farebbe bene a prendere i soldi promessi e investirli «...come vuole, deve mettere i soldi da parte e piano piano mandarli in Repubblica Dominicana». Sempre Emerson, mentre parla con la Rodriguez, si lascia sfuggire frasi del tipo «preghiamo Dio che non trovino nulla... sappiamo che hanno fatto una cosa brutta e chiedo scusa a Dio per quello che ha fatto mio fratello. Però le cose sono fatte e l’unico che potrà giudicarli è Dio».

«La scelta di rinunciare al Riesame è ponderata - spiega il difensore di Lorenzon e Guzman, l'avvocato Fabio Crea - perché il pubblico ministero ha veicolato l'intero fascicolo ai giudici del Riesame, il cui giudizio sarebbe stato sulla gravità indiziaria. Noi oggi ci troviamo alla vigilia della fissazione del processo: quindi, in accordo con il legale di Sergio Lorenzo (l'avvocato Mauro Serpico) ritengo che la valutazione dell'impianto accusatoria debba essere fatto dai giudici di merito senza il condizionamento eventuale da parte del Tribunale del Riesame. Ci sono degli elementi nuovi che a nostro giudizio devono essere valutati in sede processuale ma di cui non possiamo comunque negare lo spessore ed il peso».

Margherita Ceschin venne uccisa nel corso di quella che sembrò essere una falsa rapina. La donna fu dapprima stordita con un colpo alla testa e poi soffocata. Nel corso dell'aggressione subì anche lo sfondamento della gabbia toracica. La Ceschin era impegnata nella causa di divorzio che doveva fare seguito alla separazione, conclusasi con un accordo economico secondo cui l'ex marito Enzo Lorenzon le versava circa 10 mila euro al mese. Questo fatto sarebbe, secondo la Procura, alla base della profonda acrimonia dell'uomo per la ex moglie: qualche anno prima, ad una donna frequentata per qualche tempo, Lorenzon confessò di avere avuto l'idea di eliminarla fisicamente e le chiese anche se conosceva qualcuno disposto a farlo.

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